“Typos 0.1 Verità” di Pierdomenico Baccalario

E’ da un po’ di tempo che ci giro intorno, e finalmente ho terminato il primo libro della serie Typos (Fanucci) alla stesura della quale hanno risposto numerosi Autori italiani, tra i primi (i miei amatissimi) Pierdomenico Baccalario e Guido Sgardoli.

L’IDEA: la K-Lab è una potente associazione che vende un unico prodotto: la disinformazione. Attraverso una rete di agenti cattura le notizie, le nasconde, le manipola e le altera in modo che nessuno sappia qual è l’autentica verità. ma esiste un’organizzazione segreta, Typos che dedica le sue energie alla ricerca della verità e si occupa di rivelarla al mondo.

Ambientato in un futuro non troppo lontano (il 2043), in una megalopoli che incrocia New York con Londra, Tokyo e Rio de Janeiro, il romanzo propone valori universali come giustizia, uguaglianza e rispetto tra i popoli e temi di interesse concreto come l’uso della Rete e delle tecnologie più avanzate.

Il progetto di Fanucci prevede l’uscita di una dozzina di libri dove i quattro portagonisti e i loro aiuti affronteranno il compito di ridare verità al mondo. Suspance, colpi di scena e rivelazioni da maestro non si sono fatte mancare al lettore in questo primo romanzo, e ci aspettiamo i fuochi d’artificio per le prossime uscite! 🙂

Vi propongo due assaggi tratti dal libro. Buona lettura!

 

Typos 0.1 verità Pierdomenico Baccalario
p.108-110
«Siamo a casa mia» disse Harlequin, fermandosi, un po’ rigido, al centro della stanza «ovvero nell’unico posto sicuro per lei».
Il dottor Malone scosse il capo. « Io non voglio che lei corra rischi per me, signor Lear. Tutto ciò che voglio è una stanza dove poter riposare un po’ ed aver il tempo di… ritrovare alcuni dati. Credo che il dottor Fincher…»
«Il dottor Fincher ci ha spiegato qualcosa, ma non tutto»
« Le ha detto che avrei avuto bisogno dei suoi contatti stampa?»
« Lo abbiamo dedotto dal tono della sua ultima lettera »
« Posso farle una domanda? »
« Certo » rispose Harlequin. E senza nemmeno accorgersene si tastò la ferita sul fianco.
« Chi le ha sparato »
Harlequin  ridacchiò «Oh, sono stati i cattivi»
« Dove vivo io i cattivi lavorano per l’esercito Nazionale, signor Lear»
« Qui da noi li chiamiamo il Laboratorio»
« Il Laboratorio? »
« In nome ufficiale è K.Lab. Un’agenzia. Ne ha mai sentito parlare?»
Il dottor Malone scosse il capo e accettò finalmente di sedersi sul divano. Si sistemò sui cuscini, facendo però attenzione a non appoggiare la schiena.
« Non mi sorprende» continuò Harlequin « La politica di comunicazione della K-Lab si basa proprio sul fatto che nessuno ne conosca l’esistenza»
« Come il diavolo » citò Frank Malone.
«Una cosa del genere. Solo che il Laboratorio è la più grande multinazionale di menzogne del Mondo»
«Appunto» gli occhi del dottor Malone brillarono «E su cosa mentono, in particolare?»
«Su quello che vuole il cliente» rispose Harlequin. 
Il dottor Malone bevve un lungo sorso di acqua «E il cliente sarebbe… l’uomo di strada, uno come noi?»
Harlequin attraversò la stanza da un lato all’altro, fermandosi a osservare l’acquario «Immagini una grande agenzia pubblicitaria, solo che quello che pubblicizza non è questo o quel prodotto, ma direttamente la realtà. O, almeno, la visione della realtà che il cliente gli richiede»
Il dottor Malone prese un lungo respiro.
«Non è facile sapere dove e perché intervengano…» continuò Harlequin «E anche noi non riusciamo a capire quanto di ciò che vediamo sia stato manipolato. E quanto ormai sia distante dalla realtà»
«E il governo cosa ne pensa, di questo Laboratorio?» domandò il dottore.
«Crediamo che se ne serva abitualmente» rispose Harlequin «Come anche organizzazioni internazionali corrotte, banche mondiali, funzionari, gruppetti paramilitari, petrolieri, mafie… Ci metta dentro un po’ tutto quello che ha potere, soldi e pochi scrupoli di coscienza.  E avrà l’esatto profilo di un cliente della K-Lab»
Il dottor Malone restò in silenzio per molto tempo.
«E voi che cosa c’entrate?»
«Poco, in effetti» rise Harlequin. Indicò la sua antiquata macchina fotografica Canon 7-D e spiegò: «Io volevo solo fare il reporter, andare in giro per il mondo a fare fotografie e a scrivere pezzi,e invece, come vede… Eccomi qua»
«Ma è ancora giovane,lei»
«Sono già troppo sbagliato, però. Ho un modo di agire non convenzionale. Come una sorta di errore. È per questo che siamo chiamati così Typos. Errori di battitura. Refusi»
«E quanti siete, in tutto?»
«Quattro sul campo, tutti più o meno della mia età. Tre agenti più esperti in sede, tra i quali il Colonnello Trautman, che lei dice di conoscere bene. e altri due diciamo… che ci guardano dall’alto»
Il dottor Malone si fece il segno della croce, pensando che i due che li guardavano dall’alto fossero semplicemente morti. Non poteva certo immaginare che sopra Maximum City fosse in orbita un satellite geostazionario in cui vivevano due persone che facevano parte della squadra.
p.162-163

 

«Ma voi da che parte state?»
Dusker appallottolò un foglio di carta.
«Voglio dire…Siete dei servizi segreti del governo oppure siete dei terroristi?»
Dusker lanciò e fu il suo lancio peggiore. Ci rise sopra. Si alzò, gli passo accanto e si riempì una mezza bottiglia d’acqua dal rubinetto. Poi tornò sui suoi passi, si fermò davanti a Mattew e gli sussurrò, a voce molto bassa «Quando ho iniziato questa cosa, l’anno scorso…mi sono fatto la stessa domanda»
Mattew deglutì.
«Sto con i buoni o con i cattivi? Sono con il governo o sono contro di esso?»
«E cosa ti sei risposto?»
Dusker scosse la testa, poi tornò a sedersi tra le sue apparecchiature «Mi sono risposto che non c’è una parte giusta»
«E quindi cosa fai?»
Dusker tirò su con il naso.
«Provo ad annusare da una parte e dall’altra. E quando sento l’odore della verità, capisco cosa è giusto fare»
Fu la volta di Mattew di ridacchiare «E quale sarebbe l’odore della verità?»
«Nessuno» rispose David «La verità non ha odore. È tutto il resto che puzza»

Aggiornamento bibliografico sulla letteratura per giovani adulti

Venerdì 11 gennaio ho partecipato ad un proficuo incontro di aggiornamento sulle novità editoriali per la fascia dei giovani adulti, organizzato dall’AIB Friuli-Venezia Giulia e Ente Regionale Teatrale nella biblioteca di Pavia di Udine (Lauzacco). L’esperto era Caterina Ramonda, “per metà bibliotecaria per ragazzi nelle biblioteche del sistemi del fossanese (Cuneo), e per l’altra metà promotrice della lettura per ragazzi, insegnanti, bibliotecari, educatori ed appassionati”, come ha detto lei stessa quando si è presentata.

Ha condotto l’incontro (quasi) con la stessa tipologia di approccio che usa con le classi, con umiltà ed entusiasmo, nella convinzione che “non c’è altro modo di trasmettere la passione di leggere se non leggendo e raccontando”, proponendo ai ragazzi i libri che ha letto personalmente e che le sono piaciuti. Il tavolo alle sua spalle era disseminato di libri, la bibliografia fornitaci è ugualmente nutrita, qui riporterò quelli che lei ha ritenuto più degni di tutti di essere raccontati, usando in parte le recensioni che si trovano on-line e in parte i suoi commenti.

GLI SHORTS

La scuola è finita, Yves Grevet, Sonda, 2012
All’inizio del ventunesimo secolo la gente non è stata in grado di rifiutare quello che le veniva imposto. Ma che cosa poteva fare? Opporsi, opporsi con tutte le sue forze.

La scuola è finita non perché sia suonata la campanella che segna la fine delle lezioni, ma perché in questo scenario fantascientifico la scuola pubblica e gratuita non esiste più, ci sono solamente scuole private con rette molto alte. Siamo alla fine del XXI secolo e i protagonisti – Albert e Lila –  sono figli di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, che non possono permettersi il dentista e che sono costretti a fare dei loro bambini dei “bambini aziendali” mandandoli in scuole pagate dalle aziende, dove il maestro si chiama promoter pedagogico e dove bisogna girare in divisa e lavorare nella ditta per una parte del tempo. Un giorno Lila confessa all’amico che i suoi genitori hanno deciso di mandarla a una “scuola della Resistenza”, organizzata in clandestinità da persone che un tempo insegnavano nella scuola pubblica, dove è permesso leggere libri e discutere insieme. E dove è il modo – di insegnare, di partecipare, di sentirsi considerati e importanti – che fa la differenza.

Caterina: Un libro dal titolo ingannevole, che intriga i ragazzi. Una storia che invita alla riflessione, ambientata in un futuro non troppo lontano. In numero ristretto di pagine accattiva il lettore. L’editore Sonda ne ha pubblicati altri 6 con lo stesso tema.

Passare col rosso, Hélène Vignal, Camelozampa, 2012
Già dai primi giorni nella scuola media, Boris capisce che non avrà vita facile: subire le angherie dei compagni o uniformarsi e passare dalla parte dei prepotenti? Ma osservando lo sguardo deluso di suo padre, Boris capisce che una scelta è sempre possibile…

Troppa fortuna, Hélène Vignal, Camelozampa, 2011
“In paese c’è una grande casa, dietro i muri alti. Per entrare, bisogna far passare la mano in uno sportellino, nel portone di fronte alla drogheria, e tirare la levetta. È un passaggio segreto, per gente non comune, come noi. È proibito dire agli altri quello che succede dietro questi muri alti. Anche se è qualcuno di famiglia, anche se hai troppa voglia di farlo”

Troppa fortunaQuando i genitori, interamente assorbiti dalla partecipazione a un movimento segreto, probabilmente una setta, conducono la famiglia a una vita al confine tra libertà e costrizione, la protagonista coglie sempre più le contraddizioni, i silenzi, le menzogne degli adulti. Nonostante continui ad affermare la propria fortuna di appartenere a quella realtà e a dimostrare un ammirazione segreta per la sorella maggiore, che a quel mondo cerca di opporsi e affermare a se stessa chi è davvero.

Caterina: L’autrice ha saputo dare voce ad un personaggio che non giudica nè condanna, ma osserva la sua realtà e si pone delle domande.

Granpa’, Christophe Léon, Camelozampa, 2012
John, 16 anni, è stato cresciuto dal nonno nel suo ranch in Colorado. Di notte, vanno assieme a sabotare le ruspe dell’Arizona Oil Company che vuole privarli della loro terra per trasformarla in un campo petrolifero. Un western ecologico, un racconto commovente sul rapporto tra nonni e nipoti e sull’importanza di opporsi alle ingiustizie, anche quando la partita sembra persa in partenza.

Caterina: Una storia al maschile, una storia che parla di amore per l’ambiente che ci circonda, spinge il protagonista ad interrogarsi su cosa voglia dire “resistenza” e cosa sia il “diritto”.

IL MIGLIORE AMICO DELL’UOMO
Storia di un cane speciale, K.A. Nuzum, Piemme, 2012
“Quel nasone scuro era freddo come il ghiaccio, umido e morbido. E le guance cascanti, che sfregarono contro la mia mano mentre mi annusava, erano lisce come il velluto. Batteva la coda per terra e aveva riappoggiato il muso sulle zampe davanti. Quando mi avvicinai di nuovo, non si spostò di un millimetro…”

Dessa vive insieme al padre nel bel mezzo della foresta dell’America del Nord. Da poco è morta la sua amatissima mamma e lei, bambina di nove anni, a causa del trauma non riesce più ad uscire dalla porta di casa. Passa tutte le sue giornate a pulire, a preparare il pranzo e la cena mentre il padre è nel bosco a procacciare cibo per entrambi. Ma un giorno, in quel mondo isolato, arriva una bellissima cagnolina color caramello, spaventata e infreddolita. Alla ragazzina non sembra vero: ma il cane non entra in casa e lei non riesce ad uscirne. Dessa avrà qualcuno con cui condividere le sue lunghe giornate e con cui avvicinarsi al Natale lasciandosi… addomesticare. Peccato che il padre diffidi di tutti gli animali che arrivano da non si sa dove…

Caterina: Qual è la tua vera natura? Sei nato per correre, vincere, vivere libero o essere coccolato da un padrone?

Nota particolare su come parlano gli uomini. Ce ne sono alcuni che riescono a comunicare con i cani usando un linguaggio speciale che l’autore e il traduttore sono stati capaci di rendere al lettore.

Doglands: storia di un cane che corre nel vento, Tim Willocks, Sonda, 2012
Di tutti i posti in cui un cucciolo potrebbe nascere, nessuno è peggiore di Dedbone’s Hole, il campo di prigionia per i greyhound destinati alle corse. Se non hai tutti i requisiti di razza, non si limitano a farti fuori: ti gettano nell’abisso di una caverna. Furgul e le sue tre sorelline non hanno questi requisiti, a differenza della madre, che è una campionessa, e del padre, che è un fuorilegge. Ma Furgul ha troppi misteri da risolvere per arrendersi senza lottare: chi era suo padre? Cosa significa correre con il vento? Cosa, e dove, sono le Doglands? Sfidando la morte e affrontando qualsiasi ostacolo e nemico, Furgul corre lungo le Doglines in un’epica avventura verso l’ignoto. Erede della tradizione de “II richiamo della foresta” e “La collina dei conigli”, Tim Willocks ci fa “entrare nella vita” di un cane, narrata attraverso i suoi occhi, e condita di paura ed eroismo, odio e amore. 

E’ soltanto un cane, Michael Gerarld Bauer, Rizzoli, 2012
Il piccolo Corey non ha dubbi: quel cucciolo timido con le zampe enormi e un cuore nero sul petto deve essere suo. Per metà dalmata, per metà ingrediente segreto, Mister Mosly non è un cane supereroe come quelli della tivù, ma è ugualmente speciale: goffo, esuberante e travolgente; intelligente, ma anche un po’ zuccone; fedele, protettivo e affettuoso, sempre. E nelle difficoltà della vita forse è il solo in grado di tenere unita la sua famiglia. Perché Mister Mosly è unico, come ogni cane che abbiamo amato ed è parte della famiglia.

I cani della mia vita, Gary Paulsen, Mondadori, 2003
Otto capitoli, otto ritratti che Gary Paulsen dedica ai cani che ha amato di più nella sua vita: da Palla di Neve, il cucciolo che gli faceva compagnia quando era ragazzo nelle Filippine, a Fred, che “dichiarò guerra” a una recinzione elettrificata, a Josh, il collie che ancora lavora nel ranch di Paulsen. Ma soprattutto Cesare, l’enorme alano che travolgeva qualsiasi mobile ma sapeva essere delicatissimo con i bambini.

LIBRI SPECIALI

Le cronache di Harris Burdick, Chris Van Allsburg, Il castoro, 2012

L’espediente letterario che da origine al libro narra che le quattordici misteriose illustrazioni di questo libro siano state create da un certo Harris Burdick, scomparso prima di consegnare all’editore i racconti che le accompagnavano. Molti anni dopo alcuni dei più grandi scrittori americani si sono lasciati conquistare dal fascino di quelle immagini. Stephen King, Lois Lowry, Kate DiCamillo, Tabitha King e tanti altri ci regalano oggi questa straordinaria raccolta di storie. Inquietanti, magici, enigmatici, intriganti, sono racconti che non riuscirete più a dimenticare.

caterina: un libro che ci ricorda che esistono anche le raccolte di racconti, ultimamente un po’ trascurate. Alcuni autori sono sconosciuti in Europa perchè non tradotti. Non tutte le storie sono realmente accattivanti, alcune hanno un ritmo lento. Le tavole illustrate sono davvero degne di nota.

In trappola, Northrop Michael, San Paolo, 2012
Il giorno in cui la tormenta ebbe inizio nessuno poteva immaginare che avrebbe nevicato per una settimana, né che sarebbe diventata una questione di vita o di morte. Scotty e i suoi amici Pete e Jason, bloccati nella loro scuola, sono tra gli ultimi sette ragazzi rimasti in attesa di essere portati via assieme ad un loro porfessore. Ben presto si rendono conto che nessuno arriverà a prenderli. Eppure, al principio, non sembra così male passare la notte in classe, soprattutto quando ci sono Krista e Julie su cui fare colpo. Ma poi l’elettricità viene a mancare, inizia a fare molto freddo, le pesche allo sciroppo della mensa non bastano a sfamarli, i tubi congelano, il tetto scricchiola. I giorni  Copertina di 'In trappola'passano, i mucchi di neve si fanno sempre più alti, ma sette ragazzi si scoprono esattamente per quello che sono, senza gli stereotipi e i pregiudizi che li “bollano” durante le ore di lezione. La più bella della scuola non è solo bella, è intelligente e sa un mucchio di storie divertenti. Il ragazzo bullo è l’unico che ha la forza per scassinare certe serrature… E quando la tempesta ha fine, anche loro stare insieme li ha cambiati…

Caterina: un libro che parla di amicizia, scritto e tradotto molto molto bene

2 B x – Essere un’incognita, Eugenia Romanelli, DeAgostini, 2012
Tessa ha sedici anni e rappresenta il mondo dei ragazzi “nativi digitali”, ha un computer, un iPhone e vorrebbe un Ipad. Così si trova coinvolta in una caccia al tesoro che attraversa tutta Roma, le cui missioni vengono comunicate solo via Internet. I partecipanti non si conoscono di persona, ma si incrociano a distanza: Tessa in particolare si invaghisce di Yo, un ragazzo che sembra avere i suoi stessi gusti e sapere tutto di lei… Un romanzo sulle potenzialità dei media moderni, in cui Tessa rischierà di perdere di vista la realtà, per riuscire, infine, a rimettere insieme tutti i suoi pezzi e a diventare grande.

Caterina: i nativi digitali sono una nuova categoria di lettori, che presenta necessità e approcci alla lettura diversi. Questa storia è nata con l’intento di comunicare un messaggio e purtroppo ad un certo punto all’autrice è sfuggito il bandolo della narrazione e il libro si perde. E’ di utile lettura per ogni adulto che cerca di comprendere i “nativi digitali” con cui ha a che fare.

Il mistero del London Eye, Siobhan Dowd, Uovonero, 2011
Ted Spark non sente un gran bisogno di diventare normale, nel suo cervello è installato un sistema operativo diverso, però ha capito che esiste una cosa che agli occhi della gente lo avvicina a quella condizione: dire bugie. Lui che in 12 anni non ha mai mentito, adesso, è costretto a farlo per salvare l’indagine parallela condotta insieme a sua sorella Kat alla ricerca del cugino Salim. Salim è sparito, facendo un giro sulla gigantesca ruota panoramica di Londra, ma nessuno degli adulti della storia sembra credergli, li accusano di non essere stati capaci di prensersi cura del ragazzo. Nessuno crede loro, tranne l’ispettore capo con il quale troveranno il bandolo della matassa…

Sette minuti dopo la mezzanotte, Siobhan Dowd, Patrick Ness, Mondadori, 2012

Il mostro si presenta sette minuti dopo la mezzanotte. Proprio come fanno i mostri. Ma non è il mostro che Conor si aspettava. Il ragazzo si aspettava l’orribile incubo, quello che viene a trovarlo ogni notte da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Conor si aspettava l’entità fatta di tenebre, di vortici, di urla… No. Questo mostro è un po’ diverso. È un albero. Antico e selvaggio. Antico come una storia perduta. Selvaggio come una storia indomabile. E vuole da Conor la cosa più pericolosa di tutte. La verità.

L’estate in cui diventai famosa – e i miei genitori non se ne accorsero, Simon Van Der Geest, Salani, 2012
Sophie, viene dimenticata in campeggio dai genitori durante una vacanza in Francia. Invece di disperarsi, passa all’azione: sa bene cosa fare, non è la prima volta che le capita. Le piace decidere tutto da sola e scopre di essere piena di risorse, ma si trova subito fra i piedi Jantuan, un ragazzo un po’ fifone, in fuga dalla madre opprimente. Meno male che il ragazzo conosce qualche parola di francese, perché Sophie ha un modo tutto suo di comunicare con la gente del paese, e le situazioni che ne nascono sono a volte esilaranti e a volte pericolose. Il piano di Sophie, comunque, è geniale: lei e Jantuan devono solo riuscire a diventare famosi entro uno, al massimo due giorni…

Fiato sospeso, Silvia Vecchini, Sualzo, Tunuè, 2011
Tutti i bambini, prima o poi, passano quella fase in cui provano a entrare nello spazio fragile e bellissimo che si apre con la ricerca di libertà: un periodo in cui Fiato sospesosi vive con il fiato sospeso. Sospeso come prima di un tuffo. Sospeso come sott’acqua prima di iniziare a espirare in mille bolle. Sospeso come quando avviene qualcosa che non ti aspetti. Quello che Olivia non si aspetta è che tutto possa cambiare grazie al coraggio che nasce dall’amicizia e dalla fiducia in se stessi. Olivia sceglie di uscire dal guscio di protezione e isolamento che negli anni si è come chiuso attorno a lei. Fa questa scelta buttandosi in una impresa avventurosa per aiutare quella che, fino a poco tempo prima, era la sua rivale, ma che ora, cacciatasi in un grosso guaio, chiede il suo aiuto. Al suo fianco ci sarà Leonardo, il suo amico di sempre.

Mare giallo, Patrizia Rinaldi, Sinnos, 2012

Hui, è di origine cinese. Cinese la madre, cinesi i tratti somatici, meno il senso di appartenenza perché Hui aveva soltanto due anni quando la famiglia ha lasciato la terra di nascita. La sua vita quindi è italiana, o meglio napoletana, come tutte le persone che oramai frequenta e che sono importanti per lui, come  Caterina, ragazzina di buona famiglia ma “selvatica” e Thomas, figlio di un ricco armatore inglese e traferitosi da poco nella città partenopea. Tutti e tre i ragazzi, seppure di differenti estrazioni sociali, si sentono diversi e, in qualche modo, emarginati all’interno del loro mondo di appartenenza. Come i suoi amici, Hui si sente di fatto sradicato. Diverso a scuola, dove viene da tutti chiamato “O’ Cinese”, diverso a casa, dove non riesce ad allinearsi al sentimento materno, ancora ancorato al paese natale che viene fatto rivivere nelle frequentazioni esclusivamente cinesi, nei cibi, nella lingua. Hui è i tanti ragazzi immigrati piccolissimi nel nostro paese, oppure nati qui. Che hanno un passato e radici in una terra lontana, con i quali fare i conti, familiari con i quali litigare e pacificarsi perché ciò che per noi è scontato, il senso di appartenenza e l’accettazione piena da parte della comunità, per loro sarà un conquista.

Non mi resta che augurare… buone letture!

Tributo ad una giovanissima autrice friulana emergente

Articolo di Maura Delle Case, tratto da  «Il messaggero», domenica 6 gennaio 2013

TRICESIMO. Scrittori non ci s’improvvisa. E Aurora Ovan, giovane studentessa di Tricesimo, con la penna non ha improvvisato. Nonostante abbia soli 16 anni, il suo primo romanzo, Il mio destino – Clieh il potere della terra, uscito da qualche mese per la Seneca edizioni di Torino, è frutto di una lunga frequentazione della scrittura, incentivata da mamma Laomi e papà Paolo fin da quando era piccolissima. Aurora scrive ormai da ormai dieci anni.
Lo fa – parola sua – più per necessità che per passione. Per creare un mondo diverso, girare tra le lettere le vite dei suoi personaggi, regalare emozioni e brividi all’anima di chi legge. Ambizioso per una sedicenne. Lei si schernisce. «Non mi è mai piaciuto mettermi in mostra – confessa – e quando i miei amici raccontano ad altri che ho scritto un libro mi sento in grande imbarazzo». Vince comunque il richiamo di carta e penna (o forse dovremmo dire del più prosaico pc), tanto che Aurora, di romanzo, non si è accontentata d’averne scritto uno e nel mentre sta per essere ristampata la sua prima fatica, segno evidente dell’apprezzamento del pubblico, è già di nuovo al lavoro. «Ho deciso – spiega – di scrivere una trilogia. Da qualche mese ho iniziato a lavorare al secondo episodio di cui ho già scritto cinquanta pagine. Dovrebbe uscire entro la prossima estate».

Ma andiamo con ordine. Torniamo all’esordio. A Il mio destino, 192 pagine di puro fantasy che si possono acquistare su tutti i principali distributori di libri on line e anche in due librerie udinesi, alla Friuli e alla Moderna. Le vicende narrate nel romanzo ruotano attorno a Clieh, una giovane regina – che ha molto di Aurora – obbligata a occuparsi del suo Regno dopo la morte del padre e l’“abbandono” della madre. In quest’avventura, la protagonista non sarà sola: avrà al suo fianco una presenza che vive nella sua mente e che ne accompagna ogni scelta.

«Ho iniziato a scrivere questo libro – racconta l’autrice – nell’ottobre 2011, a 15 anni. Mi trovavo con le mani in mano durante un’ora di supplenza, a scuola, quando i pensieri iniziarono a indugiare sull’esistenza del destino. Partendo da quella domanda scrissi le prime pagine, poi una storia più lunga fino a quando mi sono trovata nelle mani un romanzo compiuto, un’avventura che era cresciuta con me». E che ha sedotto una casa editrice, la torinese Seneca, cui Aurora ha strappato un contratto addirittura decennale. «Per timore di un condizionamento negativo dovuto alla mia età, all’inizio ho spedito il manoscritto senza dire dei miei 16 anni – rivela -, poi però, quando a Torino lo hanno scoperto, non hanno fatto una piega.

Il suo futuro sembra scritto… e invece no. D’altronde, cosa ci si può aspettare di scontato da una giovanissima che alla sua “tenera” età ha già un romanzo all’attivo e uno in cantiere? Nulla. «Senz’altro, finito il liceo scientifico Malignani, andrò all’università», dice sicura. Lettere? Macché. Bioarchitettura. Le sue passioni? Oltre alla scrittura, cui dedica le vacanze e un paio di ore la settimana, «in genere la notte, perché prima viene lo studio», ci sono la danza del ventre e la musica. Leggere?

«Un dovere e possibilmente sarebbe bene cimentarsi un po’ con tutti i generi, anche quelli che non piacciono – suggerisce Aurora -. Mi sono tenuta per molto tempo alla larga dal fantasy perché non volevo essere influenzata, ma invece è importante conoscere il più possibile». Se deve dire grazie a qualcuno non ha dubbi. «È stata mia mamma – conclude -, fin da quando ero piccolissima (le sue prime cento pagine le ha messe insieme a soli dieci anni), a spronarmi a scrivere, a prendere in mano la penna ogni qualvolta non sapevo che fare. Ho due genitori fantastici: mi hanno sempre dato molta fiducia e mi hanno insegnato a fare tutto quello che so».

NOTIZIE SULL’AUTRICE

Aurora Ovan, studentessa del Liceo Scientifico delle Scienze Applicate Arturo Malignani di Udine, scrive racconti da quando ne ha memoria, da quando le hanno insegnato ad impugnare una matita. Scrivere non è un hobby, un lavoro, una passione per lei. È un’esigenza. Una necessità. Quasi un bisogno fisico. Poter creare un mondo diverso, poter girare tra le lettere le vite dei suoi personaggi a piacimento, poter regalare emozioni e brividi all’anima di chi legge. Narrare per lei significa concedere l’opportunità di abbandonarsi al piacere di un sogno che ti distoglie dalla realtà quotidiana. Significa regalare una visione diversa, offrire una dimensione surreale nella quale perdersi, significa catturare l’immaginazione e lasciare che sia essa stessa a guidarti. Scrive perché la rende in pace con sé stessa. Scrive per trasmettere ciò anche agli altri.(fonte:www.comune.tricesimo.ud.it)

LA TRAMA DEL PRIMO LIBRO

Clieh è una regina. Una giovane regina obbligata ad occuparsi di un Regno intero dopo la morte del padre e la codardia della madre, che ha preferito viaggiare invece che prendersi le proprie responsabilità. Ma Clieh non è mai sola: una presenza, una creatura, un’identità vive nella sua mente e la accompagna durante tutta la sua infanzia. Con lo scorrere del tempo, Clieh imparerà a conoscere un lato di sé tenuto nascosto e incredibilmente potente, mentre la guerra e gli incontri con altri giovani come lei cambieranno totalmente la sua vita. Ma la presenza che giace tra le sue membra e che di volta in volta le appare accanto carpirà ogni possibile sua scelta, cercherà di guidarla diversamente, di persuaderla, di convincerla a fare ciò che Egli vuole. Sarà capace, Clieh, di stringere tra le mani le redini della sua vita e cancellare la storia che il Destino aveva scritto per lei?(fonte:www.ibs.it)

“Assaggialibri – Legge(re) è uguale per tutti” nelle Biblioteche della città di Udine

Mercoledì 19 dicembre si sono conclusi gli incontri con le classi prime e seconde delle scuole secondarie di primo grado (le vecchie Medie) della città di Udine che mi sono state affidate dalla Biblioteca Civica V.Joppi.  Il tema delle animazioni dell’anno in corso, scelto dalla biblioteca per tutte le animazioni di “Biblioteca&Scuola”- Ragazzi e “Biblioteca&Scuola”- Giovani , è in raccordo con gli altri grandi centri di promozione culturale (EnteRegionaleTeatrale e Cooperativa Damatrà solo per citarne alcuni) ed è la legalità.

Ho visitato otto istituti scolastici, tenendo l’incontro nelle aule scolastiche oppure nelle biblioteche di circoscrizione, ho incontrato i ragazzi di diciassette classi. Il mio obiettivo è suscitare o rafforzare in loro l’amore per la lettura e la letteratura, ed il tema di questo percorso facilita l’opera, poichè i ragazzi si dimostrano attenti e curiosi in merito all’argomento.

Anche se devo ammettere che per quanto riguarda alcuni punti di vista sono quasi totalmente estranei alla questione, e lo domostrano con le loro considerazioni. Il mio primo approccio con loro, dopo essermi presentata ed aver presentato l’attività, è fare domande. Le prime tre sono a carattere generale: Che cos’è la legalità? Chi decide le leggi? Perchè? le altre domande che seguono sono a carattere personale. In che altri contesti (oltre allo “Stato”) vengono decise leggi e regole? Vi piace infrangere le regole? Pensate che gli adulti nella realtà in cui vivete, le rispettino?

Le risposte sono soprendenti. Le elenco in sottoinsiemi ordinati cercando di non commentarle, ma lasciando al lettore la possibilità di farlo.

Rarissimi casi a parte (due classi su 17 che erano davvero preparatissime in educazione civica), i ragazzi hanno dato delle risposte a secondo del loro sentire. Vedono la legalità come “qualcosa che si può fare senza infrangere la legge”; pensano che le leggi di uno Stato vengano decise: dal Presidente della Repubblica, dal Presidente del Consiglio, ma solo in ultima analisi si nomina il Parlamento. Percepiscono in modo chiaro che le leggi fanno in modo che non ci sia il caos tra la popolazione, ma non pensano che siano fatte in primo luogo per garantire benessere e felicità ai cittadini. Non fanno fatica a capire che ci sono delle leggi (che preferiamo chiamare Regole) a Scuola, a Casa, nel gruppo sportivo, nella Banda o nell’Orchestra, negli altri gruppi che si frequentano e nel gruppo di amici spontaneo.

Ai ragazzi PIACE infrangere le regole, anche se non si schierano per il sì o per il no, e preferiscono un “dipende” . Piace perchè è divertente; è emozionante; perchè bisogna fare i conti con il rischio e l’aspettativa di quello che può succedere; c’è un gusto particolare per l’attesa di essere scoperti; perchè si è liberi dai condizionamenti; perchè che certe regole sono così restrittive da “essere fatte per essere infrante”; perchè si può vedere il mondo da un punto di vista diverso; perchè altrimenti la vita è noiosa; perchè sono troppe!; perchè altri lo fanno; molto spesso capita che non ti accorgi di infrangere una regola, perchè sei troppo rpeso dal gioco; si infrangono con i grandi che fanno lo stesso con i piccoli.

Dipende dalla situazione, dal contesto, dalle persone con cui si è in compagnia. I ragazzi sentono il peso della punizione, della colpa. Si sentono responsabili se altre persone oltre a loro ci vanno di mezzo, e soprattutto se si fanno del male. Infrangerle fa perdere senso al gioco, e alla bellezza dello stare insieme,offende le persone e magari i tuoi amici più stretti. Si seguono le regole perchè è un segno di rispetto nei confronti della famiglia e del gruppo dove vengono decise.

Gli adulti e le regole è un punto sul quale tutte le classi sono state d’accordo: predicano bene e razzolano male, per usare un detto famoso. ho chiesto loro di concentrarsi sul vissuto quotidiano (il loro quartiere, il condominio, la famiglia). Gli adulti risultano poco coerenti, sono i primi ad eludere le regole o a cercare una scappatoia (soprattutto i maschi), violano sopratutto il codice della strada (passano con il rosso, parcheggiano negli stalli proibiti) e le regole di condominio e i maggiori problemi li danno gli anziani, i quali si lamentano del gioco, del rumore e della musica.

Il mio percorso si conclude con due o tre assaggi di lettura, dove ragazzi come loro si sono trovati a fronteggiare dei problemi di legalità. Alle parole delle storia lascio il campo, per non offrire “ricette” ma punti di vista diversi per un problema che riguarda tutti. Coerenza, buon senso, disponibilità, gentilezza, consapevolezza, tenacia… sono soltanto alcuni degli strumenti a nostra disposizione.

“Storie su misura” in Biblioteca a Bertiolo

 

Bambini a caccia di storie
Bambini a caccia di storie

Di certo il percorso più allegro ed imprevedibile, quello con le classi della scuola primaria. Le “Storie su misura” mi consentono di non rimanere strettamente concentrata su un tema specifico e i racconti che propongo in gran parte vengono scelti dai bambini, catturati dalle immagini delle copertine o dalle parole chiave del titolo che riescono a “catturare”.

"Due blu" di David A.Carter
“Due blu” di David A.Carter

La parte migliore resta sempre il dopo-lettura, quando i bambini sono autorizzati a prendere in mano i libri che ho presentato e a leggerli e ri-leggerli da soli e con i compagni al fianco.

Maestre motivate, bambini interessati ed attenti. Lo scambio è stato proficuo: loro hanno imparato a fare ginnastica prima di leggere, mentre io ho imparato come si saluta e si ringrazia con e senza… volume!

Grazie maestre, grazie bambini

e grazie Marica!

Laboratorio di kamishibai nella Biblioteca di Bertiolo

Le mie collaborazioni con le biblioteche mi hanno portato a Bertiolo. La biblioteca è piccola ed accogliente ed è situata accanto alla Scuola dell’Infanzia, non molto lontano dalla sede della scuola Primaria. Un luogo ideale per favorire la collaborazione tra i due istituti. Marica Stocco, la bibliotecaria, durante la delicatissima accoglienza che mi ha reservato in attesa dell’arrivo dei bambini, mi spiega che la biblioteca sta investendo sulle attività “di routine” per la scuola dell’infanzia e per la primaria, ma anche sulle attività più specifiche per le mamme in attesa e per i bimbi al di sotto della fascia NpL (che va dai 6 ai 36 mesi di vita), attraverso la scuola delle Doule. Si spalanca una porta su un mondo a me ingoto, e qui colgo l’occasione per re-indirizzarvi al sito: www.mondo-doula.it.

IMG_4427L’attività con la classe seconda della scuola primaria mi consente di sviluppare l’ultima delle cinque tipologie di percorsi che ho elaborato per quest’anno: il laboratorio di kamishibai. l’attività procede su due tappe. La prima prevede che i bambini scoprano cosa vuol dire illustrare, ed ascoltino due storie lette con l’uso del kamishibai. In seguito presento loro dei libri con illustrazioni di tipo diverso: da quelle estremamente elaborate e di grande effetto (le tempere di Alessandra D’Este; la carta a strappo di Gek Tessaro e il candore di Marije Tolman, solo per fare degli esempi), a quelle estremamente semplici come “Piccolo blu e piccolo giallo” di Leo Lionni, “Piccolo cerchio e gran quadrato” di Anne Bertier o “C’era una volta” di fabrizio Silei. Tutto questo gioco verrà ripreso nella seconda parte, quando i bambini potranno rappresentare una tavola di una storia che ideeranno con la loro maestra, illustreranno con me e rappresenteranno con il kamishibai.

I bambini hanno scelto i protagonisti, i luoghi, l’antagonista, l’oggetto magico. a me il compito di tirare le fila della storia, in modo da proporre una canovaccio che accontenti tutti… Per ora della storia sappiamo che i protagonisti saranno un drago ed un coccodrillo…

Appuntamento al 31 gennaio 2013!

 

 

“Dal rotolo all’e-book, passando per il libro” nella biblioteca di Dignano

Dal rotolo all'e-bookMi sono cimentata per la prima volta quest’anno nel proporre la storia della fabbricazione dei libri ai bambini delle scuole elementari. Attività riuscita per l’interesse e la curiosità dei partecipanti ed anche per la loro resistenza, poiché la prima parte – storica – prevedeva molto meno gioco rispetto alla seconda – ludica – nella quale i bambini hanno potuto giocare con formati di libro diversi, toccare con mano alcuni pezzi di storia del libro.

Dalla Cina a Pergamo, a Fabriano, passando poi per Magonza e intrufolandoci in alcuni monasteri speciali in Italia e Irlanda… abbiamo visto un rotolo di seta (Cina, 3000 a.C), le tavolette di argilla di Ebla (Siria, Aleppo, 2700 a.C), un pezzettino di papiro, le tavolette cerate di epoca romana, le riproduzioni a stampa di acluni codici miniati su pergamena.

Quando arriva la carta fatta a mano proveniente dal Museo della carta e della filigrana di Fabriano (1100 d.C), sono tutti distesi per terra con il naso all’insù, mentre sopra le loro teste passo a mostrare l’effetto che fa la filigrana in controluce. Carte di vari formati, pennini, inchiostri di china, un libro cucito e rilegato a mano.L’e-book che presenta “Alice in Wonderland” con i disegni originali di Lewis Carrolli affascina relativamente. Preferiscono giocare con i libri fatti di carta, con fionde, effetti ottici, illustrazioni che li spingono a cercare il dettaglio nascosto. Libri in scanimationpop-up sono molto apprezzati, ma anche la storia con il kamishibai (Il cavallo e il soldato, Gek Tessaro) ottiene il bis (L’albero e la strega, Gek Tessaro).

E qual è il libro più vecchio del Mondo? E quello più grande? Quello più piccolo? E quello più vasto? 🙂 Siete curiosi?

Il più vecchio è il Diamond Sutra, finito di stampare in Cina, l’11 maggio 868, ed è un testo religioso buddista.

Il più grande è il Klencke Atlas, donato dai mercanti Olandesi a re Carlo II d’Inghilterra per celebrare la sua restaurazione nel 1660.

Il più piccolo è posseduto dal museo Gutenberg di Mainz (Magonza). Ogni pagina del libro (3,5 x 3,5 millimetri), contiene il Padre Nostro in sette lingue.

Il più vasto è costituito da 730 tavole di pietra, con due facce ciascuna, ognuna è larga  107 centimetri, alta 153 centimetri e spessa 13 centimetri. E’ situato nella Kuthodaw pagoda ai piedi della collina di Mandalay, Myanmar (Burma) ed è anch’esso un testo religioso buddista. Ogni tavola di pietra possiede una pagoda che lo protegge, tutte disposte attorno ad una pagoda centrale.

E infine guardate che facce da… flag book!

Facce da flagbook

Come sempre, un caro grande grazie a Federica Domini, mitica bibliotecaria!

Storie su misura nelle Biblioteche del Sistema “Cuore dello Stella”

come di consueto la terza settimana del mese di novembre festeggia la giornata dei diritti dei bambini (21 novembre) e coincide con la settimana Nati per Leggere, dove le biblioteche enfatizzano maggiormente le attività di ascolto delle storie dedicate ai bambini dai 6 ai 36 mesi e dai 4 agli 8 anni.

C'era una volta... F. Silei - La reinterpretazione di AndreaHo avuto l’occasione di svolgere delle letture con laboratorio per i piccoli utenti delle Biblioteche del Sistema di Latisana, un’esperienza nuova ed indubbiamente divertente, nonchè ricca di utili stimoli per la mia futura organizzazione dei laboratori.

Nella biblioteca di Teor, ho avuto modo di sperimentare con successo il laboratorio di narrazione, tratto dal libro “C’era una volta…” di Fabrizio Silei, edito da Artebambini nel 2011. Nel libro viene presentata una storia composta da soggetti sempre diversi che l’autore crea partendo da alcuni pezzi di carta gialli e rossi tagliati in forme predefinite. Ispirandomi ai principi base dei Nati per leggere, dove è indispensabile che i genitori narrino le storie ai bambini se desiderano avviarli ad un amore costante per la lettura, ho pensato che l’attività di assemblaggio venisse condivisa tra bambini e genitori. Il gruppo ristretto di bambini e adulti ha permesso la buona riuscita dell’attività, garantendo il confronto e il divertimento.

Nella bella biblioteca di Rivignano ho avuto modo di cimentarmi con un gruppo di bambini più eterogeneo (età 3-8) e purtroppo per i più piccoli ho compromesso la buona riuscita del C'era una volta... F. Silei - la reinterpretazione di Matildelaboratorio. Avrei dovuto proporre un tipo di attività su due livelli, ma non ero preparata. Per le due coppie di bambini più grandi, il laboratorio di creazione/scomposizione di un animale fantastico (era il tema delle storie lette) a mano libera e in tandem è stato ben sperimentato. Per i più piccoli, nonostante l’aiuto dei genitori è stato troppo elaborato, poichè la loro concezione di spazio e di composizione è ovviamente limitata se non assente.

Nella biblioteca di Ronchis, ospitata in alcune delle stanze dell’istituto scolastico, c’è stata una grandissima affluenza di pubblico omogeneo (25 bambini). L’attività di lettura è riuscita molto bene, i bambini sono stati quasi tutti degli ottimi ascoltatori e sono riusciti a seguire le storie, cimentandosi poi nella narrazione a più voci di libri senza testo (“Il libro rosso” di Barbara Lehmann e “Oltre l’albero…” di Mariana Sadat) perfettamente riuscita, nonostante il gran numero di presenze potesse far sorgere qualche perplessità in tale sperimentazione.

Il tema delle storie era “un libro chiuso in una favola” e come attività di laboratorio i bambini hanno creato con le loro mani un flagbookcolorato.

Due esempi di flagbook

Un grazie speciale a Nada Minutti e a Maria Duratti, le bibliotecarie che ho incontrato in questa settimana e che hanno reso possibile con ogni mezzo la riuscita degli incontri!

“Animalibri” a Dignano: che spettacolo!

IMG_4379Pubblico curioso e attonito quello delle classi prima seconda e terza della scuola primaria di Dignano, che hanno assistito al laboratorio portando le loro conoscenze e facendosi catturare dal desiderio di scoperta di nuovi libri e nuove storie.

Non sono riuscita a realizzare il laboratorio, ma il momento di visione del materiale librario che avevo con me si è rivelato il miglior gioco, pur occupando il tempo che avevo riservato per il laboratorio.

Da soli, a coppie e a gruppetti, i bambini hanno sfogliato e toccato le storie, talvolta motivando da soli e reinterpretando le scelte degli illustratori.

 

Qualche simpatico commento:

Libri senza testo (La casa sull’albero; Il pallone giallo; Il libro rosso) :IMG_4614

“non ha messo le parole, perchè così ognuno si inventa la sua storia. Se no, che gusto c’è?”

problemi di prospettiva per “Il cavallo e il soldato”:

“Io non ho mai visto un cavallo grande come le case…”

In merito all’alfabeto Braille:

“Si sente con le dita!”

“Ma come si impara? E come si riconoscono le lettere?”

Il finale con il kamishibai ha concluso degnamente un lungo pomeriggio di narrazione e gioco.

Complimenti, bambini!

Libri illeggibili Bruno Munari

“Animalibri” nella biblioteca di Dignano

Sto ultimando la preparazione per il laboratorio di libri animati richiesto dalla Biblioteca Civica di Dignano. L’idea di base è esplorare dei libri in formato speciale (pop-up, con finestrelle, con i buchi, senza testo, con carte transvision, a fisarmonica, in formato testa coda, tattili…) per poi proporre ai bambini la ri-stesura della storia di “Giorgetto: l’animale che cambia aspetto” di Claudette Kraemer, edizione italiana a cura dell’Istituto Nazionale pro Ciechi. 

Partecipazione con iscrizione, però, dice che saranno presenti 30 bambini.

Stato: panico. Il numero è elevatissimo per la gestione di un laboratorio, ma gli splendidi spazi organizzativi della biblioteca lo consentono.

Lo zaino è fatto, tutto è pronto!