Universi Inattesi: breve incontro alla scoperta dei prodigi dell’illustrazione a cura di Monica Monachesi

Il 20 gennaio 2012 ho seguito un giorno intensivo di

io al lavoro

corso a Sarmede (nel 2011 avevo seguito un corso di narrazione di 4 giorni con Giacomo Bizzai). Ques’anno ho scelto di dedicarmi all’albo illustrato, seguendo il corso tenuto da Monica Monachesi. Lei è la responsabile dei contatti internazionali con editori ed illustratori e da 15 anni curatore della Mostra Internazionale di illustrazione per l’infanzia “Le Immagini della Fantasia”, che si tiene a Sarmede (TV) da ormai 30 anni.

Dal corso spero di ottenere dei suggerimenti su

Alice ed io condividiamo…la fantasia!

come proporre libri belli ai bambini, di ottenere nuovi spunti su titoli e tematiche ed anche di… mettere le mani in pasta, visto che la nostra maestra ci ha fornito una lista di materiali da portare (fogli di tutti i tipi, pennelli, pastelli secchi e a cera, forbici, colla…).

Monica mi piace già nel momento in cui entra in aula. Sorride e saluta allegra, ci osserva tutti, appoggia sulla cattedra due gigantesche borse zeppe

I lavoro di Marta (editor di libri per bambini non vedenti)

di libri. Si presenta in modo umilissimo (ma sappiamo tutti quante cose fa e cosa rappresenta), poi inizia a darci la sua visione di che cosa significa per lei osservare un albo illustrato, permeandola con una scelta precisa di testi (le borsone a mano a mano si svuotano per finire sui nostri tavoli), riferimenti ad autori ed illustratori e ad esperienze fatte da lei o viste fare negli studi degli artisti. Quando racconta è come ascoltare delle piccole magie che si dispiegano davanti agli occhi, riporto quelle che mi sono rimaste nel cuore.

“I libri vanno consumati con intelligenza: non tutto piace, e non tutto è bello, quinid abbiamo il diritto/dovere di indignarci davanti a un testo che NON è bello. Io però appena ho in mano un albo illustrato, sogno subito cosa poteri farci con i miei bambini (oltre a godermi la storia, ovvio!)”

“L’azione dei libri è sconosciuta e profonda”: non possiamo sapere subito come, quando e quanto la mente di un bambino subirà il fascino di una storia. E in questo sta il bello di presentargliela”.

Queste potrebbero essere le linee guida per chi ha a che fare con gli albi illustrati. Scegliere bei libri, osservandoli per estrarre un ABC della bellezza e cogliere delle idee base, che una volta fatte proprie possono essere replicate, trasformate, rimescolate

Un serpente/drago di pazienza, opera di Lara

(non dimentichiamoci che lo facevano anche gli artisit rinascimentali: copiavano la bellezza!!!). Poi le letture vanno intrecciate con interdisciplinarietà per offrire nuova bellezza.

Il libro è un incontro di mani, mente, occhi, cuore, emozioni, ed è un dialogo. Un dialogo organico tra il testo e l’illustrazione. Un dialogo funzionale tra chi legge e chi ascolta e tra libro e lettore. Qualsiasi dialogo porta confronto e il confronto genera crescita. Il libro illustrato nel suo essere specifico semplifica codici espressivi complessi ed aiuta il bambino che lo legge ad esprimersi. Bruno Munari diceva che un bambino che si esprime è un bambino creativo, e un bambino creativo è un bambino felice. La fantasia, diceva sempre Munari, rappresenta le relazioni che il cervello fa con ciò che conosce. Più conoscenza porta più relazioni e quindi più fantasia.

La bellezza è importante per crescere liberi (diceva Josef Brodskij) e la bellezza viene dalle cose semplici. Michelangelo Buonarroti diceva che “è un’arte per via di levare”. Monica a proposito ci presenta: “Leo, Meo o Teo” di Max Bolliger, “Due amici” di Józef Wilkon, “Leopantera” di Józef e Piotr Wilkon, “La passeggiata di un distratto”, “Un leone a parigi” e “Che cos’è un bambino”di Beatrice Alemagna, “Fiore e spina” di Loretta Serofilli, “Obax” di Andrè Neves, “Filo di fata” e “Il viaggio di Adele”di Aurélia Fronty, “Il flauto del pastore” di Max Bolliger, “Los mil blancos dos esquimales” di M. Matoso,…

I miei tre lavori

La visita guidata alla mostra dell’illustrazione mi lascia a bocca aperta davanti a “Zoo Logico” di Emmanuelle Grundmann, “Alfabeto delle faibe” di Bruno Tognolini”, “La voce dei colori” di Jimmy Liao, “Et pourquoi pas tu?” di Maddalena Matoso, “La gigantesca piccola cosa” di Beatrice Alemagna.

La mattinata ci priva di ogni energia, e dopo un lauto pranzetto in allegria al “Bar Favola”, ci mettiamo al lavoro. Prima di tutto proviamo gli acrilici: conori dalle tinte brillanti che si asciugano in poco tempo e possono essere immediatemente utilizzati per trasformare il foglio bianco in – ! – illustrazione!!!

La fantasia alberga in noi…

Le mie prove con l’acrilico

… se le diamo il giusto TEMPO. “Creativity requires time” è il titolo di questo graziosissimo video sulla fantasia, scaricabile da you tube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=VPbjSnZnWP0

“Typos 0.1 Verità” di Pierdomenico Baccalario

E’ da un po’ di tempo che ci giro intorno, e finalmente ho terminato il primo libro della serie Typos (Fanucci) alla stesura della quale hanno risposto numerosi Autori italiani, tra i primi (i miei amatissimi) Pierdomenico Baccalario e Guido Sgardoli.

L’IDEA: la K-Lab è una potente associazione che vende un unico prodotto: la disinformazione. Attraverso una rete di agenti cattura le notizie, le nasconde, le manipola e le altera in modo che nessuno sappia qual è l’autentica verità. ma esiste un’organizzazione segreta, Typos che dedica le sue energie alla ricerca della verità e si occupa di rivelarla al mondo.

Ambientato in un futuro non troppo lontano (il 2043), in una megalopoli che incrocia New York con Londra, Tokyo e Rio de Janeiro, il romanzo propone valori universali come giustizia, uguaglianza e rispetto tra i popoli e temi di interesse concreto come l’uso della Rete e delle tecnologie più avanzate.

Il progetto di Fanucci prevede l’uscita di una dozzina di libri dove i quattro portagonisti e i loro aiuti affronteranno il compito di ridare verità al mondo. Suspance, colpi di scena e rivelazioni da maestro non si sono fatte mancare al lettore in questo primo romanzo, e ci aspettiamo i fuochi d’artificio per le prossime uscite! 🙂

Vi propongo due assaggi tratti dal libro. Buona lettura!

 

Typos 0.1 verità Pierdomenico Baccalario
p.108-110
«Siamo a casa mia» disse Harlequin, fermandosi, un po’ rigido, al centro della stanza «ovvero nell’unico posto sicuro per lei».
Il dottor Malone scosse il capo. « Io non voglio che lei corra rischi per me, signor Lear. Tutto ciò che voglio è una stanza dove poter riposare un po’ ed aver il tempo di… ritrovare alcuni dati. Credo che il dottor Fincher…»
«Il dottor Fincher ci ha spiegato qualcosa, ma non tutto»
« Le ha detto che avrei avuto bisogno dei suoi contatti stampa?»
« Lo abbiamo dedotto dal tono della sua ultima lettera »
« Posso farle una domanda? »
« Certo » rispose Harlequin. E senza nemmeno accorgersene si tastò la ferita sul fianco.
« Chi le ha sparato »
Harlequin  ridacchiò «Oh, sono stati i cattivi»
« Dove vivo io i cattivi lavorano per l’esercito Nazionale, signor Lear»
« Qui da noi li chiamiamo il Laboratorio»
« Il Laboratorio? »
« In nome ufficiale è K.Lab. Un’agenzia. Ne ha mai sentito parlare?»
Il dottor Malone scosse il capo e accettò finalmente di sedersi sul divano. Si sistemò sui cuscini, facendo però attenzione a non appoggiare la schiena.
« Non mi sorprende» continuò Harlequin « La politica di comunicazione della K-Lab si basa proprio sul fatto che nessuno ne conosca l’esistenza»
« Come il diavolo » citò Frank Malone.
«Una cosa del genere. Solo che il Laboratorio è la più grande multinazionale di menzogne del Mondo»
«Appunto» gli occhi del dottor Malone brillarono «E su cosa mentono, in particolare?»
«Su quello che vuole il cliente» rispose Harlequin. 
Il dottor Malone bevve un lungo sorso di acqua «E il cliente sarebbe… l’uomo di strada, uno come noi?»
Harlequin attraversò la stanza da un lato all’altro, fermandosi a osservare l’acquario «Immagini una grande agenzia pubblicitaria, solo che quello che pubblicizza non è questo o quel prodotto, ma direttamente la realtà. O, almeno, la visione della realtà che il cliente gli richiede»
Il dottor Malone prese un lungo respiro.
«Non è facile sapere dove e perché intervengano…» continuò Harlequin «E anche noi non riusciamo a capire quanto di ciò che vediamo sia stato manipolato. E quanto ormai sia distante dalla realtà»
«E il governo cosa ne pensa, di questo Laboratorio?» domandò il dottore.
«Crediamo che se ne serva abitualmente» rispose Harlequin «Come anche organizzazioni internazionali corrotte, banche mondiali, funzionari, gruppetti paramilitari, petrolieri, mafie… Ci metta dentro un po’ tutto quello che ha potere, soldi e pochi scrupoli di coscienza.  E avrà l’esatto profilo di un cliente della K-Lab»
Il dottor Malone restò in silenzio per molto tempo.
«E voi che cosa c’entrate?»
«Poco, in effetti» rise Harlequin. Indicò la sua antiquata macchina fotografica Canon 7-D e spiegò: «Io volevo solo fare il reporter, andare in giro per il mondo a fare fotografie e a scrivere pezzi,e invece, come vede… Eccomi qua»
«Ma è ancora giovane,lei»
«Sono già troppo sbagliato, però. Ho un modo di agire non convenzionale. Come una sorta di errore. È per questo che siamo chiamati così Typos. Errori di battitura. Refusi»
«E quanti siete, in tutto?»
«Quattro sul campo, tutti più o meno della mia età. Tre agenti più esperti in sede, tra i quali il Colonnello Trautman, che lei dice di conoscere bene. e altri due diciamo… che ci guardano dall’alto»
Il dottor Malone si fece il segno della croce, pensando che i due che li guardavano dall’alto fossero semplicemente morti. Non poteva certo immaginare che sopra Maximum City fosse in orbita un satellite geostazionario in cui vivevano due persone che facevano parte della squadra.
p.162-163

 

«Ma voi da che parte state?»
Dusker appallottolò un foglio di carta.
«Voglio dire…Siete dei servizi segreti del governo oppure siete dei terroristi?»
Dusker lanciò e fu il suo lancio peggiore. Ci rise sopra. Si alzò, gli passo accanto e si riempì una mezza bottiglia d’acqua dal rubinetto. Poi tornò sui suoi passi, si fermò davanti a Mattew e gli sussurrò, a voce molto bassa «Quando ho iniziato questa cosa, l’anno scorso…mi sono fatto la stessa domanda»
Mattew deglutì.
«Sto con i buoni o con i cattivi? Sono con il governo o sono contro di esso?»
«E cosa ti sei risposto?»
Dusker scosse la testa, poi tornò a sedersi tra le sue apparecchiature «Mi sono risposto che non c’è una parte giusta»
«E quindi cosa fai?»
Dusker tirò su con il naso.
«Provo ad annusare da una parte e dall’altra. E quando sento l’odore della verità, capisco cosa è giusto fare»
Fu la volta di Mattew di ridacchiare «E quale sarebbe l’odore della verità?»
«Nessuno» rispose David «La verità non ha odore. È tutto il resto che puzza»

Aggiornamento bibliografico sulla letteratura per giovani adulti

Venerdì 11 gennaio ho partecipato ad un proficuo incontro di aggiornamento sulle novità editoriali per la fascia dei giovani adulti, organizzato dall’AIB Friuli-Venezia Giulia e Ente Regionale Teatrale nella biblioteca di Pavia di Udine (Lauzacco). L’esperto era Caterina Ramonda, “per metà bibliotecaria per ragazzi nelle biblioteche del sistemi del fossanese (Cuneo), e per l’altra metà promotrice della lettura per ragazzi, insegnanti, bibliotecari, educatori ed appassionati”, come ha detto lei stessa quando si è presentata.

Ha condotto l’incontro (quasi) con la stessa tipologia di approccio che usa con le classi, con umiltà ed entusiasmo, nella convinzione che “non c’è altro modo di trasmettere la passione di leggere se non leggendo e raccontando”, proponendo ai ragazzi i libri che ha letto personalmente e che le sono piaciuti. Il tavolo alle sua spalle era disseminato di libri, la bibliografia fornitaci è ugualmente nutrita, qui riporterò quelli che lei ha ritenuto più degni di tutti di essere raccontati, usando in parte le recensioni che si trovano on-line e in parte i suoi commenti.

GLI SHORTS

La scuola è finita, Yves Grevet, Sonda, 2012
All’inizio del ventunesimo secolo la gente non è stata in grado di rifiutare quello che le veniva imposto. Ma che cosa poteva fare? Opporsi, opporsi con tutte le sue forze.

La scuola è finita non perché sia suonata la campanella che segna la fine delle lezioni, ma perché in questo scenario fantascientifico la scuola pubblica e gratuita non esiste più, ci sono solamente scuole private con rette molto alte. Siamo alla fine del XXI secolo e i protagonisti – Albert e Lila –  sono figli di famiglie che faticano ad arrivare a fine mese, che non possono permettersi il dentista e che sono costretti a fare dei loro bambini dei “bambini aziendali” mandandoli in scuole pagate dalle aziende, dove il maestro si chiama promoter pedagogico e dove bisogna girare in divisa e lavorare nella ditta per una parte del tempo. Un giorno Lila confessa all’amico che i suoi genitori hanno deciso di mandarla a una “scuola della Resistenza”, organizzata in clandestinità da persone che un tempo insegnavano nella scuola pubblica, dove è permesso leggere libri e discutere insieme. E dove è il modo – di insegnare, di partecipare, di sentirsi considerati e importanti – che fa la differenza.

Caterina: Un libro dal titolo ingannevole, che intriga i ragazzi. Una storia che invita alla riflessione, ambientata in un futuro non troppo lontano. In numero ristretto di pagine accattiva il lettore. L’editore Sonda ne ha pubblicati altri 6 con lo stesso tema.

Passare col rosso, Hélène Vignal, Camelozampa, 2012
Già dai primi giorni nella scuola media, Boris capisce che non avrà vita facile: subire le angherie dei compagni o uniformarsi e passare dalla parte dei prepotenti? Ma osservando lo sguardo deluso di suo padre, Boris capisce che una scelta è sempre possibile…

Troppa fortuna, Hélène Vignal, Camelozampa, 2011
“In paese c’è una grande casa, dietro i muri alti. Per entrare, bisogna far passare la mano in uno sportellino, nel portone di fronte alla drogheria, e tirare la levetta. È un passaggio segreto, per gente non comune, come noi. È proibito dire agli altri quello che succede dietro questi muri alti. Anche se è qualcuno di famiglia, anche se hai troppa voglia di farlo”

Troppa fortunaQuando i genitori, interamente assorbiti dalla partecipazione a un movimento segreto, probabilmente una setta, conducono la famiglia a una vita al confine tra libertà e costrizione, la protagonista coglie sempre più le contraddizioni, i silenzi, le menzogne degli adulti. Nonostante continui ad affermare la propria fortuna di appartenere a quella realtà e a dimostrare un ammirazione segreta per la sorella maggiore, che a quel mondo cerca di opporsi e affermare a se stessa chi è davvero.

Caterina: L’autrice ha saputo dare voce ad un personaggio che non giudica nè condanna, ma osserva la sua realtà e si pone delle domande.

Granpa’, Christophe Léon, Camelozampa, 2012
John, 16 anni, è stato cresciuto dal nonno nel suo ranch in Colorado. Di notte, vanno assieme a sabotare le ruspe dell’Arizona Oil Company che vuole privarli della loro terra per trasformarla in un campo petrolifero. Un western ecologico, un racconto commovente sul rapporto tra nonni e nipoti e sull’importanza di opporsi alle ingiustizie, anche quando la partita sembra persa in partenza.

Caterina: Una storia al maschile, una storia che parla di amore per l’ambiente che ci circonda, spinge il protagonista ad interrogarsi su cosa voglia dire “resistenza” e cosa sia il “diritto”.

IL MIGLIORE AMICO DELL’UOMO
Storia di un cane speciale, K.A. Nuzum, Piemme, 2012
“Quel nasone scuro era freddo come il ghiaccio, umido e morbido. E le guance cascanti, che sfregarono contro la mia mano mentre mi annusava, erano lisce come il velluto. Batteva la coda per terra e aveva riappoggiato il muso sulle zampe davanti. Quando mi avvicinai di nuovo, non si spostò di un millimetro…”

Dessa vive insieme al padre nel bel mezzo della foresta dell’America del Nord. Da poco è morta la sua amatissima mamma e lei, bambina di nove anni, a causa del trauma non riesce più ad uscire dalla porta di casa. Passa tutte le sue giornate a pulire, a preparare il pranzo e la cena mentre il padre è nel bosco a procacciare cibo per entrambi. Ma un giorno, in quel mondo isolato, arriva una bellissima cagnolina color caramello, spaventata e infreddolita. Alla ragazzina non sembra vero: ma il cane non entra in casa e lei non riesce ad uscirne. Dessa avrà qualcuno con cui condividere le sue lunghe giornate e con cui avvicinarsi al Natale lasciandosi… addomesticare. Peccato che il padre diffidi di tutti gli animali che arrivano da non si sa dove…

Caterina: Qual è la tua vera natura? Sei nato per correre, vincere, vivere libero o essere coccolato da un padrone?

Nota particolare su come parlano gli uomini. Ce ne sono alcuni che riescono a comunicare con i cani usando un linguaggio speciale che l’autore e il traduttore sono stati capaci di rendere al lettore.

Doglands: storia di un cane che corre nel vento, Tim Willocks, Sonda, 2012
Di tutti i posti in cui un cucciolo potrebbe nascere, nessuno è peggiore di Dedbone’s Hole, il campo di prigionia per i greyhound destinati alle corse. Se non hai tutti i requisiti di razza, non si limitano a farti fuori: ti gettano nell’abisso di una caverna. Furgul e le sue tre sorelline non hanno questi requisiti, a differenza della madre, che è una campionessa, e del padre, che è un fuorilegge. Ma Furgul ha troppi misteri da risolvere per arrendersi senza lottare: chi era suo padre? Cosa significa correre con il vento? Cosa, e dove, sono le Doglands? Sfidando la morte e affrontando qualsiasi ostacolo e nemico, Furgul corre lungo le Doglines in un’epica avventura verso l’ignoto. Erede della tradizione de “II richiamo della foresta” e “La collina dei conigli”, Tim Willocks ci fa “entrare nella vita” di un cane, narrata attraverso i suoi occhi, e condita di paura ed eroismo, odio e amore. 

E’ soltanto un cane, Michael Gerarld Bauer, Rizzoli, 2012
Il piccolo Corey non ha dubbi: quel cucciolo timido con le zampe enormi e un cuore nero sul petto deve essere suo. Per metà dalmata, per metà ingrediente segreto, Mister Mosly non è un cane supereroe come quelli della tivù, ma è ugualmente speciale: goffo, esuberante e travolgente; intelligente, ma anche un po’ zuccone; fedele, protettivo e affettuoso, sempre. E nelle difficoltà della vita forse è il solo in grado di tenere unita la sua famiglia. Perché Mister Mosly è unico, come ogni cane che abbiamo amato ed è parte della famiglia.

I cani della mia vita, Gary Paulsen, Mondadori, 2003
Otto capitoli, otto ritratti che Gary Paulsen dedica ai cani che ha amato di più nella sua vita: da Palla di Neve, il cucciolo che gli faceva compagnia quando era ragazzo nelle Filippine, a Fred, che “dichiarò guerra” a una recinzione elettrificata, a Josh, il collie che ancora lavora nel ranch di Paulsen. Ma soprattutto Cesare, l’enorme alano che travolgeva qualsiasi mobile ma sapeva essere delicatissimo con i bambini.

LIBRI SPECIALI

Le cronache di Harris Burdick, Chris Van Allsburg, Il castoro, 2012

L’espediente letterario che da origine al libro narra che le quattordici misteriose illustrazioni di questo libro siano state create da un certo Harris Burdick, scomparso prima di consegnare all’editore i racconti che le accompagnavano. Molti anni dopo alcuni dei più grandi scrittori americani si sono lasciati conquistare dal fascino di quelle immagini. Stephen King, Lois Lowry, Kate DiCamillo, Tabitha King e tanti altri ci regalano oggi questa straordinaria raccolta di storie. Inquietanti, magici, enigmatici, intriganti, sono racconti che non riuscirete più a dimenticare.

caterina: un libro che ci ricorda che esistono anche le raccolte di racconti, ultimamente un po’ trascurate. Alcuni autori sono sconosciuti in Europa perchè non tradotti. Non tutte le storie sono realmente accattivanti, alcune hanno un ritmo lento. Le tavole illustrate sono davvero degne di nota.

In trappola, Northrop Michael, San Paolo, 2012
Il giorno in cui la tormenta ebbe inizio nessuno poteva immaginare che avrebbe nevicato per una settimana, né che sarebbe diventata una questione di vita o di morte. Scotty e i suoi amici Pete e Jason, bloccati nella loro scuola, sono tra gli ultimi sette ragazzi rimasti in attesa di essere portati via assieme ad un loro porfessore. Ben presto si rendono conto che nessuno arriverà a prenderli. Eppure, al principio, non sembra così male passare la notte in classe, soprattutto quando ci sono Krista e Julie su cui fare colpo. Ma poi l’elettricità viene a mancare, inizia a fare molto freddo, le pesche allo sciroppo della mensa non bastano a sfamarli, i tubi congelano, il tetto scricchiola. I giorni  Copertina di 'In trappola'passano, i mucchi di neve si fanno sempre più alti, ma sette ragazzi si scoprono esattamente per quello che sono, senza gli stereotipi e i pregiudizi che li “bollano” durante le ore di lezione. La più bella della scuola non è solo bella, è intelligente e sa un mucchio di storie divertenti. Il ragazzo bullo è l’unico che ha la forza per scassinare certe serrature… E quando la tempesta ha fine, anche loro stare insieme li ha cambiati…

Caterina: un libro che parla di amicizia, scritto e tradotto molto molto bene

2 B x – Essere un’incognita, Eugenia Romanelli, DeAgostini, 2012
Tessa ha sedici anni e rappresenta il mondo dei ragazzi “nativi digitali”, ha un computer, un iPhone e vorrebbe un Ipad. Così si trova coinvolta in una caccia al tesoro che attraversa tutta Roma, le cui missioni vengono comunicate solo via Internet. I partecipanti non si conoscono di persona, ma si incrociano a distanza: Tessa in particolare si invaghisce di Yo, un ragazzo che sembra avere i suoi stessi gusti e sapere tutto di lei… Un romanzo sulle potenzialità dei media moderni, in cui Tessa rischierà di perdere di vista la realtà, per riuscire, infine, a rimettere insieme tutti i suoi pezzi e a diventare grande.

Caterina: i nativi digitali sono una nuova categoria di lettori, che presenta necessità e approcci alla lettura diversi. Questa storia è nata con l’intento di comunicare un messaggio e purtroppo ad un certo punto all’autrice è sfuggito il bandolo della narrazione e il libro si perde. E’ di utile lettura per ogni adulto che cerca di comprendere i “nativi digitali” con cui ha a che fare.

Il mistero del London Eye, Siobhan Dowd, Uovonero, 2011
Ted Spark non sente un gran bisogno di diventare normale, nel suo cervello è installato un sistema operativo diverso, però ha capito che esiste una cosa che agli occhi della gente lo avvicina a quella condizione: dire bugie. Lui che in 12 anni non ha mai mentito, adesso, è costretto a farlo per salvare l’indagine parallela condotta insieme a sua sorella Kat alla ricerca del cugino Salim. Salim è sparito, facendo un giro sulla gigantesca ruota panoramica di Londra, ma nessuno degli adulti della storia sembra credergli, li accusano di non essere stati capaci di prensersi cura del ragazzo. Nessuno crede loro, tranne l’ispettore capo con il quale troveranno il bandolo della matassa…

Sette minuti dopo la mezzanotte, Siobhan Dowd, Patrick Ness, Mondadori, 2012

Il mostro si presenta sette minuti dopo la mezzanotte. Proprio come fanno i mostri. Ma non è il mostro che Conor si aspettava. Il ragazzo si aspettava l’orribile incubo, quello che viene a trovarlo ogni notte da quando sua madre ha iniziato le cure mediche. Conor si aspettava l’entità fatta di tenebre, di vortici, di urla… No. Questo mostro è un po’ diverso. È un albero. Antico e selvaggio. Antico come una storia perduta. Selvaggio come una storia indomabile. E vuole da Conor la cosa più pericolosa di tutte. La verità.

L’estate in cui diventai famosa – e i miei genitori non se ne accorsero, Simon Van Der Geest, Salani, 2012
Sophie, viene dimenticata in campeggio dai genitori durante una vacanza in Francia. Invece di disperarsi, passa all’azione: sa bene cosa fare, non è la prima volta che le capita. Le piace decidere tutto da sola e scopre di essere piena di risorse, ma si trova subito fra i piedi Jantuan, un ragazzo un po’ fifone, in fuga dalla madre opprimente. Meno male che il ragazzo conosce qualche parola di francese, perché Sophie ha un modo tutto suo di comunicare con la gente del paese, e le situazioni che ne nascono sono a volte esilaranti e a volte pericolose. Il piano di Sophie, comunque, è geniale: lei e Jantuan devono solo riuscire a diventare famosi entro uno, al massimo due giorni…

Fiato sospeso, Silvia Vecchini, Sualzo, Tunuè, 2011
Tutti i bambini, prima o poi, passano quella fase in cui provano a entrare nello spazio fragile e bellissimo che si apre con la ricerca di libertà: un periodo in cui Fiato sospesosi vive con il fiato sospeso. Sospeso come prima di un tuffo. Sospeso come sott’acqua prima di iniziare a espirare in mille bolle. Sospeso come quando avviene qualcosa che non ti aspetti. Quello che Olivia non si aspetta è che tutto possa cambiare grazie al coraggio che nasce dall’amicizia e dalla fiducia in se stessi. Olivia sceglie di uscire dal guscio di protezione e isolamento che negli anni si è come chiuso attorno a lei. Fa questa scelta buttandosi in una impresa avventurosa per aiutare quella che, fino a poco tempo prima, era la sua rivale, ma che ora, cacciatasi in un grosso guaio, chiede il suo aiuto. Al suo fianco ci sarà Leonardo, il suo amico di sempre.

Mare giallo, Patrizia Rinaldi, Sinnos, 2012

Hui, è di origine cinese. Cinese la madre, cinesi i tratti somatici, meno il senso di appartenenza perché Hui aveva soltanto due anni quando la famiglia ha lasciato la terra di nascita. La sua vita quindi è italiana, o meglio napoletana, come tutte le persone che oramai frequenta e che sono importanti per lui, come  Caterina, ragazzina di buona famiglia ma “selvatica” e Thomas, figlio di un ricco armatore inglese e traferitosi da poco nella città partenopea. Tutti e tre i ragazzi, seppure di differenti estrazioni sociali, si sentono diversi e, in qualche modo, emarginati all’interno del loro mondo di appartenenza. Come i suoi amici, Hui si sente di fatto sradicato. Diverso a scuola, dove viene da tutti chiamato “O’ Cinese”, diverso a casa, dove non riesce ad allinearsi al sentimento materno, ancora ancorato al paese natale che viene fatto rivivere nelle frequentazioni esclusivamente cinesi, nei cibi, nella lingua. Hui è i tanti ragazzi immigrati piccolissimi nel nostro paese, oppure nati qui. Che hanno un passato e radici in una terra lontana, con i quali fare i conti, familiari con i quali litigare e pacificarsi perché ciò che per noi è scontato, il senso di appartenenza e l’accettazione piena da parte della comunità, per loro sarà un conquista.

Non mi resta che augurare… buone letture!

Tributo ad una giovanissima autrice friulana emergente

Articolo di Maura Delle Case, tratto da  «Il messaggero», domenica 6 gennaio 2013

TRICESIMO. Scrittori non ci s’improvvisa. E Aurora Ovan, giovane studentessa di Tricesimo, con la penna non ha improvvisato. Nonostante abbia soli 16 anni, il suo primo romanzo, Il mio destino – Clieh il potere della terra, uscito da qualche mese per la Seneca edizioni di Torino, è frutto di una lunga frequentazione della scrittura, incentivata da mamma Laomi e papà Paolo fin da quando era piccolissima. Aurora scrive ormai da ormai dieci anni.
Lo fa – parola sua – più per necessità che per passione. Per creare un mondo diverso, girare tra le lettere le vite dei suoi personaggi, regalare emozioni e brividi all’anima di chi legge. Ambizioso per una sedicenne. Lei si schernisce. «Non mi è mai piaciuto mettermi in mostra – confessa – e quando i miei amici raccontano ad altri che ho scritto un libro mi sento in grande imbarazzo». Vince comunque il richiamo di carta e penna (o forse dovremmo dire del più prosaico pc), tanto che Aurora, di romanzo, non si è accontentata d’averne scritto uno e nel mentre sta per essere ristampata la sua prima fatica, segno evidente dell’apprezzamento del pubblico, è già di nuovo al lavoro. «Ho deciso – spiega – di scrivere una trilogia. Da qualche mese ho iniziato a lavorare al secondo episodio di cui ho già scritto cinquanta pagine. Dovrebbe uscire entro la prossima estate».

Ma andiamo con ordine. Torniamo all’esordio. A Il mio destino, 192 pagine di puro fantasy che si possono acquistare su tutti i principali distributori di libri on line e anche in due librerie udinesi, alla Friuli e alla Moderna. Le vicende narrate nel romanzo ruotano attorno a Clieh, una giovane regina – che ha molto di Aurora – obbligata a occuparsi del suo Regno dopo la morte del padre e l’“abbandono” della madre. In quest’avventura, la protagonista non sarà sola: avrà al suo fianco una presenza che vive nella sua mente e che ne accompagna ogni scelta.

«Ho iniziato a scrivere questo libro – racconta l’autrice – nell’ottobre 2011, a 15 anni. Mi trovavo con le mani in mano durante un’ora di supplenza, a scuola, quando i pensieri iniziarono a indugiare sull’esistenza del destino. Partendo da quella domanda scrissi le prime pagine, poi una storia più lunga fino a quando mi sono trovata nelle mani un romanzo compiuto, un’avventura che era cresciuta con me». E che ha sedotto una casa editrice, la torinese Seneca, cui Aurora ha strappato un contratto addirittura decennale. «Per timore di un condizionamento negativo dovuto alla mia età, all’inizio ho spedito il manoscritto senza dire dei miei 16 anni – rivela -, poi però, quando a Torino lo hanno scoperto, non hanno fatto una piega.

Il suo futuro sembra scritto… e invece no. D’altronde, cosa ci si può aspettare di scontato da una giovanissima che alla sua “tenera” età ha già un romanzo all’attivo e uno in cantiere? Nulla. «Senz’altro, finito il liceo scientifico Malignani, andrò all’università», dice sicura. Lettere? Macché. Bioarchitettura. Le sue passioni? Oltre alla scrittura, cui dedica le vacanze e un paio di ore la settimana, «in genere la notte, perché prima viene lo studio», ci sono la danza del ventre e la musica. Leggere?

«Un dovere e possibilmente sarebbe bene cimentarsi un po’ con tutti i generi, anche quelli che non piacciono – suggerisce Aurora -. Mi sono tenuta per molto tempo alla larga dal fantasy perché non volevo essere influenzata, ma invece è importante conoscere il più possibile». Se deve dire grazie a qualcuno non ha dubbi. «È stata mia mamma – conclude -, fin da quando ero piccolissima (le sue prime cento pagine le ha messe insieme a soli dieci anni), a spronarmi a scrivere, a prendere in mano la penna ogni qualvolta non sapevo che fare. Ho due genitori fantastici: mi hanno sempre dato molta fiducia e mi hanno insegnato a fare tutto quello che so».

NOTIZIE SULL’AUTRICE

Aurora Ovan, studentessa del Liceo Scientifico delle Scienze Applicate Arturo Malignani di Udine, scrive racconti da quando ne ha memoria, da quando le hanno insegnato ad impugnare una matita. Scrivere non è un hobby, un lavoro, una passione per lei. È un’esigenza. Una necessità. Quasi un bisogno fisico. Poter creare un mondo diverso, poter girare tra le lettere le vite dei suoi personaggi a piacimento, poter regalare emozioni e brividi all’anima di chi legge. Narrare per lei significa concedere l’opportunità di abbandonarsi al piacere di un sogno che ti distoglie dalla realtà quotidiana. Significa regalare una visione diversa, offrire una dimensione surreale nella quale perdersi, significa catturare l’immaginazione e lasciare che sia essa stessa a guidarti. Scrive perché la rende in pace con sé stessa. Scrive per trasmettere ciò anche agli altri.(fonte:www.comune.tricesimo.ud.it)

LA TRAMA DEL PRIMO LIBRO

Clieh è una regina. Una giovane regina obbligata ad occuparsi di un Regno intero dopo la morte del padre e la codardia della madre, che ha preferito viaggiare invece che prendersi le proprie responsabilità. Ma Clieh non è mai sola: una presenza, una creatura, un’identità vive nella sua mente e la accompagna durante tutta la sua infanzia. Con lo scorrere del tempo, Clieh imparerà a conoscere un lato di sé tenuto nascosto e incredibilmente potente, mentre la guerra e gli incontri con altri giovani come lei cambieranno totalmente la sua vita. Ma la presenza che giace tra le sue membra e che di volta in volta le appare accanto carpirà ogni possibile sua scelta, cercherà di guidarla diversamente, di persuaderla, di convincerla a fare ciò che Egli vuole. Sarà capace, Clieh, di stringere tra le mani le redini della sua vita e cancellare la storia che il Destino aveva scritto per lei?(fonte:www.ibs.it)