Leggere è un gioco che non mi piace

Mentre scrivo questo articolo guardo mia figlia Alice, 10 anni, seduta sul divano mentre legge Harry Potter e il Principe Mezzosangue. A Luglio le ho messo in mano la mia copia del primo Harry Potter e adesso è ormai arrivata alla fine della Saga. Quando legge, è fisicamente presente e mentalmente assente: non basta chiamare il suo nome per richiamare la sua attenzione, è così dentro la storia che devi toccarle una spalla per richiamarla fuori dal libro, come se tra le pagine e la realtà esterna ci fosse una porta invisibile ma molto solida che divide i due mondi. E forse è proprio così. Per lei la lettura è gioco, è piacere, è fantasia, è relax, è stimolo alla curiosità. Che sia Harry Potter, Paperino, Tex, Asterix o un altro romanzo o un testo di divulgazione per ragazzi.

Il Mondo della lettura e dei libri le è familiare perché ne ha sempre fatto un uso quotidiano, come fare colazione, lavarsi i denti, vestirsi. È un processo del quale ha capito i meccanismi (vado in biblioteca, scelgo i libri, li porto a casa, leggo, li rileggo, li restituisco, li riprendo in prestito per rileggerli, in un cerchio infinito) e le implicazioni positive (conoscere linguaggi nuovi, incontrare personaggi fantastici, provare emozioni, scoprire il mondo: stupore, paura, senso di mistero…).

È un processo nel quale tutti i suoi parenti si sono impegnati da quando aveva 4 mesi e le mie colleghe bibliotecarie della Sezione ragazzi di Udine le hanno regalato il primo libro (Guarda che faccia). Fino a quando ha imparato a leggere da sola, abbiamo letto per lei.

Due mesi dopo l’inizio della scuola primaria, Alice era in grado di leggere senza problemi un libro in stampatello. Decodificare gli insiemi di lettere, capirne il significato e comprendere il senso generale di un testo sono operazioni che richiedono pazienza ed allenamento, quasi come in una disciplina sportiva. La fatica è stata sostituita velocemente dal piacere per l’abilità acquisita. Anche quando leggeva speditamente in autonomia, abbiamo continuato a leggere per lei ad alta voce, creando un rito di lettura che ci piaceva. Un solo capitolo, prima di andare a dormire. Quando ha capito che la sua lettura mentale le permetteva di leggere molto di più rispetto alla lettura ad alta voce di un adulto, ha definitivamente smesso di farsi leggere dei brani, ma anche adesso, quando leggiamo un albo illustrato alla sorella più piccola, Alice smette di fare quello che sta facendo per seguire la lettura dell’albo.

Bene. Bravi. E i bambini che non hanno avuto questo allenamento? Anche loro hanno imparato a leggere, esattamente come Alice, ma non sentono il bisogno di continuare a farlo: leggono solo per soddisfare l’impegno scolastico. Qualche adulto può intendere questo rifiuto come una preoccupazione. E quindi? Come fare?

Come direbbe Daniel Pennac, “il verbo leggere, come il verbo amare e il verbo sognare, NON reggono l’imperativo”. Sono d’accordo. Il miglior atteggiamento nei confronti di un bambino che non legge per piacere, è NON INSISTERE. Non mi va di etichettare questo atteggiamento come un atto di rassegnazione, ma come una scelta. L’acqua mi fa paura: non mi piace nuotare, preferisco giocare a calcio. Il cioccolato non mi piace: meglio il pane e marmellata. Leggere non mi piace, ma andare in bicicletta con gli amici, sì. Sono esempi di scelte e vanno rispettate.

Questo non vuole dire che dobbiamo abbandonare già da subito l’impresa. Un bambino “grande” che tra i 6 e gli 8 anni è un non-lettore può essere riavvicinato alla lettura, ma ci vuole un lavoro di squadra. Deve avere opportunità diverse.

L’Offerta di lettura non manca: Biblioteche, librerie, edicole, sono tutti posti nei quali troverà un oggetto libro che può interessarlo. Può provare con i fumetti, che da una parte hanno la potenza di essere scritti in stampatello maiuscolo, quindi alla portata di tutti i bambini che iniziano a leggere l’alfabeto, dall’altra però legano indissolubilmente testo ed immagini in una lettura simultanea a due livelli che può non essere all’immediata portata di tutti. Paperino, Topolino, I Peanuts, Calvin & Hobbes, solo per citarne alcuni come base di partenza.

Per avanzare sempre di più nella lettura ed avvicinarsi al romanzo, ci sono dei formati che stanno nel mezzo e fanno da traino: un po’ fumetto e un po’ romanzo. Ottoline e Agata De’Gotici, Stick dog, Max Crumbly, Frank Einstein, Ariol. A qualcuno piace leggere Geronimo Stilton non solo per la scorrevolezza del testo e per la forma particolare di ironia, ma anche perché il formato grafico è accattivante (molti non lo leggono perché non trovano accattivante la grafica, e il testo è troppo seplice).

Poi, alzando l’asticella, I diari di una schiappa, la serie di Scuola Media, I diari di Nikki, Big Nate, le graphic novel come “Fiato sospeso” di Silvia Vecchini e Sualzo o “Smile” di Raina Telgemeier.

Si può offrire la lettura di qualche testo di didattica su un argomento che gli piace. Anche questi presentano il vantaggio di non dover essere letti in modo consequenziale, ma di stimolare la curiosità verso una conoscenza dalla quale il lettore si sente attratto.

Anche la lettura di libri di poesia e di poesia-nonsense, può sganciare il concetto di ‘lettura’ dal concetto di ‘dovere’. Toti Scialoja, Chiara Carminati, Bruno Tognolini, solo per citare qualche esempio.

Innalzando il livello di coinvolgimento emotivo, ma non il livello di complessità della lettura, si possono proporre le serie dei Piccoli Brividi o quelle di librigame. I Piccoli brividi sono dei classici che andavano molto in lettura negli anni ‘80 e ‘90, puntano sul suscitare (in modo leggero ma non scontato) il senso di horror e la paura. I Libri Game sono nati negli stessi anni, hanno conosciuto una fase di stasi e a partire dal 2018 sono stati riproposti dagli editori. Sin da quando li propongo, nel presentarli dico che “I librigame sono della playstation da leggere”. Ogni serie è diversa, ma nel momento in cui si inizia a leggere il libro, è necessario scegliere un personaggio tra i vari proposti e capire come il suo (e quindi del lettore) ruolo rientra nella storia. Il librogame non si legge in modo consequenziale, ma si legge a salti, a seconda della scelta che il lettore intraprende, si salta al paragrafo di riferimento. Una scelta sbagliata può riportare alla scelta precedente oppure alla morte del protagonista di carta.

A questo punto, arriva la parte realmente impegnativa. La lettura va condivisa, in famiglia, a scuola, in biblioteca, in libreria. A scuola è abbastanza naturale che la lettura ad alta voce sia condivisa tra adulti e ragazzi. In biblioteca ed in libreria si va per ascoltare un adulto professionalmente preparato che legge per i bambini e per incontrare altri adulti competenti ed appassionati che offrono nuovi spunti e suggerimenti di lettura.

In famiglia si possono attuare strategie diverse di condivisione: l’adulto può ascoltare leggere il bambino, con atteggiamento positivo, coglierne le difficoltà e i progressi. Fatevi leggere una storia (o un pezzo di storia) mentre preparate la cena, mentre stendete o stirate la biancheria, anche quando siete seduti sul divano invece di giocare con il cellulare o guardare la TV… 10 minuti al giorno, ogni giorno, sono un tempo speso bene. Se vostro figlio legge in modo silenzioso, chiedetegli che cosa ha letto (e verificate se ha capito). È un modo per condividere il tempo, stargli vicino ed essere partecipi di quello che per lui può essere uno sforzo di un certo livello. Parlategli di quello che state leggendo voi.

Troppo difficile. Se leggere diventa un incubo per il nostro non-lettore, non si deve insistere. Ci avete provato? Bene. Non fa per lui, in questo momento. Se avrà fortuna, nel suo percorso scolastico troverà un professore che trasformerà la sua materia in emozione e allora il bambino o il ragazzo scoprirà il piacere di leggere un buon romanzo, rispolvererà la tessera della biblioteca, tornerà a prendere a prestito i libri o troverà una buona libreria dove investire i suoi risparmi, e non smetterà più di trovare piacere nella lettura.