Ragazzi in Guerra – Animalibro per la Biblioteca Sezione Ragazzi, Udine

Ragazzi in Guerra. Caspita, quando i coordinatori del progetto mi hanno proposto il tema della guerra da affrontare con i ragazzi delle scuole medie mi sono spaventata un po’. Lo smarrimento è durato appena un giorno, concluso il quale mi sono resa conto che pensavo di non aver niente da proporre ai ragazzi nel mio background, e mi sbagliavo. Leggere romanzi che parlassero di Guerra non era il problema, il problema era capire come farli entrare efficacemente nell’atmosfera, nella parte. La guerra è una roba da fiction, da telegiornale in zone oltre la nostra effettiva percezione, è una cosa che non tocca l’orizzonte di un tranquillo dodicenne udinese. Di più, la guerra è una roba da playstation, dove quando premi “esci”, il tuo cervello si scollega dal programma e non hai bisogno di guardarti le spalle da nessuno, tutt’al più c’è la mamma un po’ imbufalita perchè è la settima volta che ti chiama per andare a sederti a cena.
Come si può attivare la curiosità per la guerra,la guerra vera, intendo? Mi sono venute in mente le storie che mio Nonno Angelo Vetere Rossi mi raccontava della sua partecipazione alla Seconda Guerra Mondiale. Con i miei occhi di tredicenne adoravo quei racconti che sapevano di avventura, coraggio e adrenalina, e che soltanto anni dopo ho riletto con orrore, paura e senso di perdita, ma questo solo quando sono diventata più responsabile e mi sono resa conto di cosa poteva aver significato esserci dentro davvero. Se ha funzionato con me, funzionerà anche con loro.
Ho ripreso in mano l’album delle foto di famiglia, estrapolato quelle dei miei parenti in uniforme, reprografate, rese disponibili per le mani dei ragazzi. Ho altresì ereditato da un trasloco una vecchia adorabile scatola di mia Nonna, Amabile Giacomello, e l’ho trasformata in una scatola porta lettere. In quella scatola assieme alle foto ho racchiuso gli assaggi di lettura che intendevo proporre ai ragazzi. Sono piegati con un nastro rosso, come fossero davvero delle lettere dal fronte. Sono pronti a svolgere una parte del lavoro. La parte che deve aiutarmi a catturare l’interesse.
Arrivo in classe con la scatola sotto braccio e propongo ai ragazzi un semplice gioco di ruolo. I ragazzi maschi hanno appena ricevuto la cartolina di leva. Dice loro che tra due giorni si devono presentare al comando di Udine, e che da quel momento in poi saranno al servizio dello Stato, perchè l’Italia è entrata in guerra. Chiedo loro di pensare a una cosa positiva e una cosa negativa. Poi passo alle ragazze: le avviso che entro due giorni saranno private della presenza degli uomini di casa: resteranno con i nonni e i fratellini più piccoli. riusciranno ad organizzare la casa? A fare il lavoro dell’adulto che manca? A sostenere la famiglia? Anche a loro chiedo di proporre una cosa positiva ed una negativa della situazione. Il gioco funziona, la lavagna si riempie, classe dopo classe. Le fotografo, in modo da avere il quadro generale da poter riunire in un insieme organico. Poi come consuetudine, leggo, leggo, leggo per loro tutta l’ora.
Il lavoro è ancora lungo, continuerà fino a maggio, quando i ragazzi mi consegneranno le loro lettere dal fronte, contenenti le loro considerazioni sulla guerra.