Notturno. Ricettario dei sogni

Il 25 settembre, è la Giornata Mondiale dei sogni.
Ho incontrato un po’ per fortuna ed un po’ per caso, questo testo: Notturno. Ricettario dei sogni. Isol, Logos, 2013.
Non è molto diffuso, ma l’ho trovato geniale.

“Un sogno noioso è una notte sprecata!

La ricetta per avere sogni sempre diversi è semplice:

1. Scegli dal libro il sogno che ti sembra più allettante per questa notte, facendoti guidare dal titolo e dall’illustrazione.
2. Prima di andare a dormire, lascia il libro aperto in corrispondenza dell’immagine prescelta, sotto una luce forte. (il sogno è come le falene: adora avvicinarsi alla luce quando nessuno lo sta guardando)).Lascia passare almeno cinque minuti senza fare troppo rumore per non spaventarlo
3. Posiziona il libro in modo da poter vedere l’immagine dal tuo letto
4. spegni la luce!
5. vedrai il bagliore lasciato dal sogno sulla pagina. Guardalo per tutto il tempo che desideri, poi chiudi gli occhi e seguilo nel suo nascondiglio”.

Descrivervelo è impossibile, le illustrazioni si illuminano al buio!
Quale sogno sceglierete?
Quello della porta che non doveva essere aperta?
Quello del pescatore distratto?
Il sogno tiepidino?
Il sogno del mostro nell’armadio?
Il sogno…?

In ultimo, ma non per rultimo, avete la possibilità di disegnare nell’ultima pagina, il VOSTRO sogno, quello che merita di essere rifatto più e più volte.

Aggiornamento sulle novità editoriali 0-3

Aggiornamento sulle novità editoriali 0-6 a cura di Marine Campagnaro, Maniago, 10 novembre 2017

Da tempo le mie colleghe mi suggeriscono di seguire uno dei seminari di Marnie Campagnaro, ma non ce n’ mai stata l’occasione. Fino ad oggi. Marnie Campagnaro é docente all’Università di Padova in Scienze pedagogiche presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università di Padova.  Docente a contratto di Teoria e Storia della Letteratura per l’infanzia e della biblioteca presso l’Università di Padova e di Letteratura per l’infanzia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Il suo approccio con noi bibliotecari ed insegnanti é quello che usa con i suoi studenti. Educare sorprendendoci.
Come si può definire letteratura un insieme di testi che di testo, appunto, ne contengono veramente poco se non nulla? Letteratura indica la massima espressione del pensiero dell’uomo. Come si fa ad applicare questo concetto ad un bimbo di pochi mesi che il mondo lo deve ancora comprendere? Lo si può usare se al bambino si offrono libri che abbracciano il mondo nel modo più adeguato ed esauriente possibile. Con tre punti di riferimento constanti:
Il testo deve trattare cose e situazioni consuete e familiari al bambino
Il testo deve aiutare a costituire il concetto di insieme
Il testo permette di costituire il concetto di risoluzione

Nel periodo 0-3 il bambino impara lo stesso numero di concetti che nel periodo 4-100 anni. Quindi…bisogna saper investire.
Qualche esempio di buona letteratura:
Bianco e nero, Jane Foster,La Margherita, 2016 – i contrasti
Imagier pour jouer, Pascale Estellon, Les Grandes Personnes, 2013 – la forma archetipica della favola. Da un luogo, verso un altro, attraverso un viaggio.
Buon viaggio piccolinoBeatrice Alemagna, Topipittori, 2013 – la nanna e la casa, primo e privilegiato luogo di esperienza
Ciao cielo, Dianne White, illustrato da Beth Krommes, traduzione poetica di Bruno Tognolini,: Il castoro, 2016  – il temporale
Coffee break, Massimiliano Tappari, Corraini, 2015 – ad un oggetto viene tolto il significato funzionale e si trasforma…
Cappuccetto Rosso, Attilio Cassinelli, Lapis, 2017 (Premiato Npl2017)
Il mio palloncino, Mario Ramos, Babalibri, 2017 – rivisitazione delle fiabe
Sidewalk flowers, JonArno Lawson,‎ illustrato da Sydney Smith, Groundwood Books , 2015 – rivisitazione delle fiabe
Los colores hablan, Imapla, Oceano, 2013 – scoperta e nomi dei colori e dei colori associati agli animali. La struttura ripetitiva crea anticipazione e desiderio di risoluzione, é onomatopeico, va dal particolare (bocca… occhi…) al generale (viso completo)

per i più grandi:

Toh, un cappello, Jon Klassen, Zoolibri, 2016– condivisione, fantasia
Professione coccodirllouna storia senza parole di Giovanna Zoboli e Mariachiara Di Giorgio, Topipittori, 2017 – fantasia
La volpe e la stella, Coralie Bickford-Smith, Salani, 2016
Cinque minuti di pace, Jill Murphy, Nord-Sud, 2016, (e anche Giralangolo, 2007) – per le mamme, alle prese con i loro bambini terribili e adorabili
Viaggio, Aaron Becker, Feltrinelli, 2014 – condivisione, fantasia
Oh! un libro che fa dei suoni, Hervè Tullet, Franco Cosimo Panini, 2017 – gesto e musica

Quale testo porterei con me nello spazio, in caso di Armageddon, se potessi salire su un’astronave? Personalmente, non so dare una risposta. Marnie invece ha le idee chiare:
Le filastrocche di mamma oca, testi di Iona Opie, illustrazioni di Rosemary Wells, traduzione di Roberto Piumini, Fabbri, 2000
Tout un monde, di Antonin Louchard,‎ Katy Couprie, 1999
Fammi una domanda!: 108 domande per parlare insieme, Antje Damm, Nuove edizioni romane, 2008

Il tempo dell’approfondimento è finito, adesso tocca a noi. Marnie sfila dalle sue numerose borse dei testi a me cari e amati, proponendoci un’attività (trabocchetto) con i libri scritti e disegnati da Bruno Munari. Il merlo ha perso il becco, Nella nebbia di Milano, Il prestigiatore verde, L’uomo del camion, Zoo, Toc-toc, chi abita qui?, … Ci viene chiesto di leggerli insieme ai nostri vicini e di pensare ad un’attività da svolgere con i bambini. Possiamo scegliere noi la durata dell’attività, il numero di bambini, il luogo in cui si svolge. Abbiamo 8 minuti… una corsa contro il tempo, per dimostrare che non è possibile dedicare così poco tempo ad un progetto. Marnie ci porta i dati e le esperienze di alcune delle studentesse che si stanno laureando con lei. Mesi e mesi di progetti, di verifiche sul campo, registrazioni audio e video, analisi delle esperienze dei bambini durante la lettura e dopo, dell’approccio di ogni bambino ad un libro…

Mi alzo dal mio posto contenta e grata, con un block notes pieno di titoli da approfondire…

Libri illeggibili – Omaggio a Bruno Munari

A seguito di alcuni riferimenti fatti da Monica Monachesi durante la giornata di corso a Sarmede, nelle settimane segunti mi sono documentata in merito alla figura e all’opera di Bruno Munari. Per ogni dettaglio tecnico e biografico, rimando al sito ufficiale del “AssociazioneBruno Munari”, all’url: www.brunomunari.it, dove si possono trovare anche le splendide fotografie contenute nei testi sui quali mi sono documentata. “Giocare con tatto”, “Laboratori tattili”, “Nello studio con Munari”, “Il castello dei bambini a Tokyo”, “Per fare un libro”, “Percorsi in spazio libero”, solo per citarne alcuni. Mi sono concentrata in particolare sulla parte che Munari dedica al libro in un primo momento come oggetto e come forma d’arte visiva e in un secondo momento come veicolo di messaggi semplici e complessi. Ne sono rimasta incantata. Riporto il pensiero di Munari, che ho interiorizzato nel proporre alcuni laboratori nella biblioteca di Dignano (UD).

Libro illeggibile_1

“Si potrebbe progettare un insieme di oggetti che sembrano libri, ma che siano tutti diversi per informazione visiva, tattile, materica, sonora, termica, ma tutti dello stesso formato come i volumi di una enciclopedia, che però contiene tutto il sapere o perlomeno molte informazioni diverse. Questi libretti, piccoli perché devono stare agevolmente nelle mani di un bambino di tre anni, potrebbero essere costruiti con materiali diversi, con rilegature diverse, con colori diversi naturalmente, e su ogni libretto ci sarà un unico titolo uguale per tutti: libro. Il titolo sarà messo in modo che comunque il libro sia preso in mano risulti dritto.

Libro illeggibile_2: la prima pagina si solleva per lasciare vedere la seconda pagina…

Quindi la copertina avrà il suo titolo e anche capovolgendo il libro si trova un’altra copertina uguale su quella che di solito è detta “la quarta” di copertina. Ne segue che nella progettazione del “messaggio” interno al libro, l’impostazione di questo debba essere simmetrica in modo che comunque venga preso in mano il libro, il messaggio ha un nesso logico. Come certe frasi che si leggono uguali sia cominciando la lettura da destra verso sinistra, sia viceversa. Questi messaggi non dovrebbero essere delle storie letterarie compiute come le favole, perché questo condiziona molto il bambino, in modo ripetitivo e non creativo. Tutti sanno che i bambini amano farsi ripetere la stessa storia tante volte, e ogni volta il bambino se la fissa bene nella memoria, finché

Libro illeggibile_3: tavole pronte per la rilegatura!

da adulto decorerà la sua villa in campagna con i sette nani e biancaneve di cemento colorato. Così si distrugge nel bambino la possibilità di avere un pensiero elastico, pronto a modificarsi secondo l’esperienza e la conoscenza. Bisogna, fin che si è in tempo, abituare l’individuo a pensare, a immaginare, a fantasticare, a essere creativo. Ecco perché questi libretti sono soltanto degli stimoli visivi, tattili, sonori, termici, materici. Essi dovrebbero dare la sensazione che i libri sono degli oggetti fatti così e che hanno dentro delle sorprese molto varie. La cultura è fatta di sorprese, cioè di quello che prima non si sapeva, e bisogna essere pronti a riceverle e non a rifiutarle per paura che crolli il nostro castello che ci siamo costruiti.
[…] Questo è un problema di sperimentazione delle possibilità di comunicazione visiva del materiale editoriale e delle sue tecniche. Normalmente quando si pensa ai libri si pensa a dei testi, di vario genere: letterario, filosofico, storico, saggistico ecc., da stampare sulle pagine. Poco interesse viene portato alla carta e alla rilegatura del libro e al colore dell’inchiostro, a tutti quegli elementi con i quali si realizza il libro come oggetto. Poco interesse viene

Libro illeggibile_4: il libro “esce” da sè e prosegue sul tavolo…

dedicato ai caratteri da stampa e ancora meno agli spazi bianchi, ai margini, alla numerazione delle pagine, e a tutto il resto. Lo scopo di questa sperimentazione è stato quello di vedere se è possibile usare il materiale col quale si fa un libro (escluso il testo) come linguaggio visivo. Il problema quindi è: si può comunicare visivamente e tattilmente, solo con i mezzi editoriali di produzione di un libro? Ovvero: il libro come oggetto, indipendentemente dalle parole stampate, può comunicare qualcosa?” Bruno Munari, Da cosa nasce cosa

Universi Inattesi: breve incontro alla scoperta dei prodigi dell’illustrazione a cura di Monica Monachesi

Il 20 gennaio 2012 ho seguito un giorno intensivo di

io al lavoro

corso a Sarmede (nel 2011 avevo seguito un corso di narrazione di 4 giorni con Giacomo Bizzai). Ques’anno ho scelto di dedicarmi all’albo illustrato, seguendo il corso tenuto da Monica Monachesi. Lei è la responsabile dei contatti internazionali con editori ed illustratori e da 15 anni curatore della Mostra Internazionale di illustrazione per l’infanzia “Le Immagini della Fantasia”, che si tiene a Sarmede (TV) da ormai 30 anni.

Dal corso spero di ottenere dei suggerimenti su

Alice ed io condividiamo…la fantasia!

come proporre libri belli ai bambini, di ottenere nuovi spunti su titoli e tematiche ed anche di… mettere le mani in pasta, visto che la nostra maestra ci ha fornito una lista di materiali da portare (fogli di tutti i tipi, pennelli, pastelli secchi e a cera, forbici, colla…).

Monica mi piace già nel momento in cui entra in aula. Sorride e saluta allegra, ci osserva tutti, appoggia sulla cattedra due gigantesche borse zeppe

I lavoro di Marta (editor di libri per bambini non vedenti)

di libri. Si presenta in modo umilissimo (ma sappiamo tutti quante cose fa e cosa rappresenta), poi inizia a darci la sua visione di che cosa significa per lei osservare un albo illustrato, permeandola con una scelta precisa di testi (le borsone a mano a mano si svuotano per finire sui nostri tavoli), riferimenti ad autori ed illustratori e ad esperienze fatte da lei o viste fare negli studi degli artisti. Quando racconta è come ascoltare delle piccole magie che si dispiegano davanti agli occhi, riporto quelle che mi sono rimaste nel cuore.

“I libri vanno consumati con intelligenza: non tutto piace, e non tutto è bello, quinid abbiamo il diritto/dovere di indignarci davanti a un testo che NON è bello. Io però appena ho in mano un albo illustrato, sogno subito cosa poteri farci con i miei bambini (oltre a godermi la storia, ovvio!)”

“L’azione dei libri è sconosciuta e profonda”: non possiamo sapere subito come, quando e quanto la mente di un bambino subirà il fascino di una storia. E in questo sta il bello di presentargliela”.

Queste potrebbero essere le linee guida per chi ha a che fare con gli albi illustrati. Scegliere bei libri, osservandoli per estrarre un ABC della bellezza e cogliere delle idee base, che una volta fatte proprie possono essere replicate, trasformate, rimescolate

Un serpente/drago di pazienza, opera di Lara

(non dimentichiamoci che lo facevano anche gli artisit rinascimentali: copiavano la bellezza!!!). Poi le letture vanno intrecciate con interdisciplinarietà per offrire nuova bellezza.

Il libro è un incontro di mani, mente, occhi, cuore, emozioni, ed è un dialogo. Un dialogo organico tra il testo e l’illustrazione. Un dialogo funzionale tra chi legge e chi ascolta e tra libro e lettore. Qualsiasi dialogo porta confronto e il confronto genera crescita. Il libro illustrato nel suo essere specifico semplifica codici espressivi complessi ed aiuta il bambino che lo legge ad esprimersi. Bruno Munari diceva che un bambino che si esprime è un bambino creativo, e un bambino creativo è un bambino felice. La fantasia, diceva sempre Munari, rappresenta le relazioni che il cervello fa con ciò che conosce. Più conoscenza porta più relazioni e quindi più fantasia.

La bellezza è importante per crescere liberi (diceva Josef Brodskij) e la bellezza viene dalle cose semplici. Michelangelo Buonarroti diceva che “è un’arte per via di levare”. Monica a proposito ci presenta: “Leo, Meo o Teo” di Max Bolliger, “Due amici” di Józef Wilkon, “Leopantera” di Józef e Piotr Wilkon, “La passeggiata di un distratto”, “Un leone a parigi” e “Che cos’è un bambino”di Beatrice Alemagna, “Fiore e spina” di Loretta Serofilli, “Obax” di Andrè Neves, “Filo di fata” e “Il viaggio di Adele”di Aurélia Fronty, “Il flauto del pastore” di Max Bolliger, “Los mil blancos dos esquimales” di M. Matoso,…

I miei tre lavori

La visita guidata alla mostra dell’illustrazione mi lascia a bocca aperta davanti a “Zoo Logico” di Emmanuelle Grundmann, “Alfabeto delle faibe” di Bruno Tognolini”, “La voce dei colori” di Jimmy Liao, “Et pourquoi pas tu?” di Maddalena Matoso, “La gigantesca piccola cosa” di Beatrice Alemagna.

La mattinata ci priva di ogni energia, e dopo un lauto pranzetto in allegria al “Bar Favola”, ci mettiamo al lavoro. Prima di tutto proviamo gli acrilici: conori dalle tinte brillanti che si asciugano in poco tempo e possono essere immediatemente utilizzati per trasformare il foglio bianco in – ! – illustrazione!!!

La fantasia alberga in noi…

Le mie prove con l’acrilico

… se le diamo il giusto TEMPO. “Creativity requires time” è il titolo di questo graziosissimo video sulla fantasia, scaricabile da you tube all’indirizzo: https://www.youtube.com/watch?v=VPbjSnZnWP0