La Biblioteca Sociale

“Biblioteca sociale come strumento di cittadinanza attiva e consapevole” seminario a cura di Maria Stella Rasetti, Maniago, 4 dicembre 2017

Finalmente ho conosciuto di persona Maria Stella Rasetti, direttrice della biblioteca di Pistoia e madre, insieme a tanti altri fantastici progetti culturali, anche dei Biblio Omogeneizzati ‘melileggi?’ sulle cui basi ho prodotto i biblio omogeneizzati per l’Animalibro.
Sorridente e gentile, Maria Stella si presenta portandoci gli ultimi orgogliosi successi della biblioteca di Pistoia. Numeri che inebriano, per il fatto che Pistoia è stata capitale della cultura
2017 e in tanti hanno deciso di investirci. 2094 eventi in un anno in biblioteca. Eventi per gli utenti grandi e piccoli. Gratuiti e a pagamento. Che offerta! Maria Stella é grande nella sua umiltà e nella capacità di darci gli strumenti per arrivare a fare altrettanto, aiutati da colleghi e amministratori competenti. Sembra utopia, invece non è poi così impossibile fare del nostro meglio nel quotidiano.
Partiamo da un gioco. Maria ci chiede quale sia il valore indicativo del patrimonio della nostra biblioteca e noi rispondiamo con il valore di unità bibliografiche. Sorride quasi sorniona e dice di
averci provocato con una domanda trabocchetto. Il primo valore del patrimonio sono i bibliotecari e gli utenti: cioè le due entità che fanno realmente vivere la biblioteca. Per svolgere bene il nostro lavoro, dobbiamo sviluppare e affinare al massimo la nostra response-ability, la capacità di rispondere alle richieste. Ci suggerisce di leggere ‘Grazie per il reclamo’ di A. Fedel (Franco Angeli, 1998), per la parte che riguarda la biblioteca. L’economista ha presentato un progetto di rilevamento di soddisfazione dell’utenza in una grande biblioteca americana. A seconda di come gli utenti venivano accolti al reference desk (opportunamente istruito a comportarsi in modo accogliente o sgarbato) le risposte di gradimento erano assolutamente diverse, pur restando sempre uguali gli spazi, i servizi, gli orari, le collezioni e le modalità di prestito. Questo sottolinea che, a scapito del fatto che le ore di apertura siano poche, ci siano pochi soldi per le attività o l’acquisto libri, il bibliotecario può comunque fare molto per la sua biblioteca.
Un altro strumento é conoscere la sua sfera di influenza. Ovvero tutti gli ambienti e le persone con i quali il bibliotecario è in grado di creare relazioni. Non tutte le relazioni possono essere efficaci, ma se persone consapevoli possono dare delle risposte efficaci a tutti gli eventi che capitano in questa sfera. Il bibliotecario si appropria della sfera di influenza, per creare relazioni e risolvere problemi.
Il bibliotecario assertivo é quello di cui c’é bisogno: sa relazionarsi con autorevolezza e gentilezza a tutti i problemi che necessitano di risposte. Maria ci suggerisce un altro testo da conoscere: ‘Chi ha spostato il mio formaggio?’ di Johnson & Blanchard. É un racconto per adulti che provoca la nostra competenza nelle soft skills, le capacità di adattarsi al cambiamento trovando delle soluzioni funzionali, senza farne delle tragedie. Nella nostra società occidentale purtroppo non siamo padroni di queste soft skills.
Maria Stella ci porta verso un nuovo concetto di biblioteca che é fatta di capacità relazionali. Perché neiùl nostro tempo in biblioteca non arrivano solo gli utenti che hanno bisogno di libri, ma
anche utenti che cercano altro: un modo per rispondere ai loro dubbi e problemi di carattere culturale, tecnico ma non librario. Quindi la nuova importanza della biblioteca sta nelle relazioni.
Utenti impropri? Non esistono. Ogni individuo sceglie l’appropriatezza del luogo che usa (sfrutta il luogo biblioteca per ciò che gli é utile). Spazio caldo d’inverno, fresco d’estate, spazio dove si può sostare senza che nessuno allontani e si potrebbe continuare. Ma é la biblioteca che deve attrezzarsi. ‘Dieci buoni motivi per usare la biblioteca’ Stefano Parise.
Maria Stella conclude il suo intervento parlandoci del bilancio sociale di una biblioteca con l’appoggio di un testo ’La biblioteca rende’ di R. Ventura. Per bilancio sociale si intende la
presentazione dei risultati di servizio di un ufficio: ricavi/spese. Nel caso della biblioteca il bilancio sociale si rivolge alla città nella quale opera e non é un conteggio fine a se stesso. In un bilancio la biblioteca é una fonte di spesa, ma fa anche parte del reddito sociale. Nel libro di Ventura le valutazioni di carattere economico si intrecciano con quelle a carattere culturale e sociale. Al termine del saggio, si scopre quale enorme cifra un cittadino dovrebbe spendere per soddisfare le sue esigenze se non ci fosse una biblioteca al suo servizio. La soddisfazione di un utente produce un ritorno di investimento che é un parametro particolarmente significativo e si riflette sulla vita della comunità, anche se da solo non potrà mai pareggiare le spese impiegate per tutto il funzionamento della biblioteca.
Maria Stella conclude sottolineando ancora di più il nuovo ruolo sociale della biblioteca. La società moderna si basa sulle relazioni tra persone e le relazioni efficaci producono felicità. Quindi
‘fare il bibliotecario é il mestiere più bello del mondo’.
Davvero.

Aggiornamento sulle novità editoriali 0-3

Aggiornamento sulle novità editoriali 0-6 a cura di Marine Campagnaro, Maniago, 10 novembre 2017

Da tempo le mie colleghe mi suggeriscono di seguire uno dei seminari di Marnie Campagnaro, ma non ce n’ mai stata l’occasione. Fino ad oggi. Marnie Campagnaro é docente all’Università di Padova in Scienze pedagogiche presso il Dipartimento di Filosofia, Sociologia, Pedagogia e Psicologia Applicata dell’Università di Padova.  Docente a contratto di Teoria e Storia della Letteratura per l’infanzia e della biblioteca presso l’Università di Padova e di Letteratura per l’infanzia presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano.
Il suo approccio con noi bibliotecari ed insegnanti é quello che usa con i suoi studenti. Educare sorprendendoci.
Come si può definire letteratura un insieme di testi che di testo, appunto, ne contengono veramente poco se non nulla? Letteratura indica la massima espressione del pensiero dell’uomo. Come si fa ad applicare questo concetto ad un bimbo di pochi mesi che il mondo lo deve ancora comprendere? Lo si può usare se al bambino si offrono libri che abbracciano il mondo nel modo più adeguato ed esauriente possibile. Con tre punti di riferimento constanti:
Il testo deve trattare cose e situazioni consuete e familiari al bambino
Il testo deve aiutare a costituire il concetto di insieme
Il testo permette di costituire il concetto di risoluzione

Nel periodo 0-3 il bambino impara lo stesso numero di concetti che nel periodo 4-100 anni. Quindi…bisogna saper investire.
Qualche esempio di buona letteratura:
Bianco e nero, Jane Foster,La Margherita, 2016 – i contrasti
Imagier pour jouer, Pascale Estellon, Les Grandes Personnes, 2013 – la forma archetipica della favola. Da un luogo, verso un altro, attraverso un viaggio.
Buon viaggio piccolinoBeatrice Alemagna, Topipittori, 2013 – la nanna e la casa, primo e privilegiato luogo di esperienza
Ciao cielo, Dianne White, illustrato da Beth Krommes, traduzione poetica di Bruno Tognolini,: Il castoro, 2016  – il temporale
Coffee break, Massimiliano Tappari, Corraini, 2015 – ad un oggetto viene tolto il significato funzionale e si trasforma…
Cappuccetto Rosso, Attilio Cassinelli, Lapis, 2017 (Premiato Npl2017)
Il mio palloncino, Mario Ramos, Babalibri, 2017 – rivisitazione delle fiabe
Sidewalk flowers, JonArno Lawson,‎ illustrato da Sydney Smith, Groundwood Books , 2015 – rivisitazione delle fiabe
Los colores hablan, Imapla, Oceano, 2013 – scoperta e nomi dei colori e dei colori associati agli animali. La struttura ripetitiva crea anticipazione e desiderio di risoluzione, é onomatopeico, va dal particolare (bocca… occhi…) al generale (viso completo)

per i più grandi:

Toh, un cappello, Jon Klassen, Zoolibri, 2016– condivisione, fantasia
Professione coccodirllouna storia senza parole di Giovanna Zoboli e Mariachiara Di Giorgio, Topipittori, 2017 – fantasia
La volpe e la stella, Coralie Bickford-Smith, Salani, 2016
Cinque minuti di pace, Jill Murphy, Nord-Sud, 2016, (e anche Giralangolo, 2007) – per le mamme, alle prese con i loro bambini terribili e adorabili
Viaggio, Aaron Becker, Feltrinelli, 2014 – condivisione, fantasia
Oh! un libro che fa dei suoni, Hervè Tullet, Franco Cosimo Panini, 2017 – gesto e musica

Quale testo porterei con me nello spazio, in caso di Armageddon, se potessi salire su un’astronave? Personalmente, non so dare una risposta. Marnie invece ha le idee chiare:
Le filastrocche di mamma oca, testi di Iona Opie, illustrazioni di Rosemary Wells, traduzione di Roberto Piumini, Fabbri, 2000
Tout un monde, di Antonin Louchard,‎ Katy Couprie, 1999
Fammi una domanda!: 108 domande per parlare insieme, Antje Damm, Nuove edizioni romane, 2008

Il tempo dell’approfondimento è finito, adesso tocca a noi. Marnie sfila dalle sue numerose borse dei testi a me cari e amati, proponendoci un’attività (trabocchetto) con i libri scritti e disegnati da Bruno Munari. Il merlo ha perso il becco, Nella nebbia di Milano, Il prestigiatore verde, L’uomo del camion, Zoo, Toc-toc, chi abita qui?, … Ci viene chiesto di leggerli insieme ai nostri vicini e di pensare ad un’attività da svolgere con i bambini. Possiamo scegliere noi la durata dell’attività, il numero di bambini, il luogo in cui si svolge. Abbiamo 8 minuti… una corsa contro il tempo, per dimostrare che non è possibile dedicare così poco tempo ad un progetto. Marnie ci porta i dati e le esperienze di alcune delle studentesse che si stanno laureando con lei. Mesi e mesi di progetti, di verifiche sul campo, registrazioni audio e video, analisi delle esperienze dei bambini durante la lettura e dopo, dell’approccio di ogni bambino ad un libro…

Mi alzo dal mio posto contenta e grata, con un block notes pieno di titoli da approfondire…

Leggere e far leggere tra biblioteca e scuola

seminario di aggiornamento professionale a cura di Caterina Ramonda, Pordenone, Ex Convento di San Francesco, 8 giugno 2017

Sempre molto elegante, profonda e accattivante, Caterina Ramonda ha saputo trasportarci con la sua consueta energia, in un mondo fatto di storie per grandi e piccoli. Sono tornata a casa con un bagaglio di letture nuove da affrontare (tre facciate A4 per la precisione e altre tre sono semplicemente la bibliografia che ci è stata fornita) e un’idea più chiara su come presentare il progetto di lettura per il prossimo anno che riguarderà il coraggio, come deciso al tavolo regionale del mese scorso.

Caterina ci suggerisce l’idea di “costruire lettori nel quotidiano” e ci presenta a cascata una serie di titoli, che guarda caso hanno a che fare con la rottura degli stereoptipi sia dal punto di vista testuale che della scelta delle immagini che del significato complessivo del libro. Poi ci invita a considerare il bibliotecario come passeur, che in origine era colui che trasportava attraverso valichi di montagna cose e persone. Ci invita a riconoscere che tutti coloro che vengono in biblioteca hanno diritto a: essere considerati/trovare interlocutori validi, a dissentire, alla verità, alla disponibilità, all’accessibilità, al’onestà. Inoltre, un lettore giovane va costantemente educato a selezionare e per imparare a selezionare, è necessario aver letto, sfogliato e conosciuto il più possibile. In biblioteca ragazzi è necessario: ascoltare, rispondere, interpretare, essere alla pari, essere complici, sorridere.

Come se tutto questo non bastasse a meditare per i prossimi mesi estivi, Cateriana ha aggiunto delle considerazioni su come organizzarre un’attività di lettura e che parametri utilizzare:

considerare la soglia massima di attenzione
conoscere i libri proposti
declinare il tema scleto con sfumature diverse
declinare il tema scelto su supporti diversi
conoscere incipit e trame di sicuro impatto
fare leva sul conosciuto
non farsi fuorviare dalle indicazioni d’età
distribuire del materiale di supporto a fine incontro
avere un filo rosso da seguire
avere occhio allenato, fiuto ed eleasticità

Grazie a Caterina per la condivisione delle sue esperienze e anche per la bella passeggiata letteraria che ha fatto assieme ad alcune di noi nella pausa pranzo.

La scuola delle storie: libri, immagini e suggestioni per un’estate da lettori

Questo seminario è stato organizzato dalle Biblioteche del Servizio Bibliotecario Convenzionato dello Spilimberghese. Eros Miari (esperto di letteratura per ragazzi e fondatore della casa Editrice Equilibri di Modena) era stato invitato a presentare un intervento per gli insegnanti della scuola primaria e della scuola secondaria di primo grado, in preparazione all’assegnazione delle letture estive. Mi dichiaro subito di parte: conosco il relatore da un po’ di anni, e vado matta per il suo modo di relazionarsi con ragazzi ed adulti. Ha letto una lunga rosa di assaggi di lettura per noi ascoltatori. Ha letto e ci ha incantato. perchè lui non è una di quelle voci che legge in modo pomposo, con molta enfasi e gesticolando teatralmente. No. Lui legge come se stesse bevendo un caffè, con semplicità, con naturalezza, ma gustando ogni parola, perchè non tutti gli assaggi di lettura sipossono gustare come un caffè. ce ne sono alcuni che invece ti arrivano dalle orecchie allo stomaco come una mattonata. Legge per sè e legge per chi lo ascolta, mai annoiato, mai stanco, nonsotante il ritmo incalzante. Non ci sono pause, il tempo è poco e prezioso. Ha tenuto lo stesso seminario in 5 ore qualche settimana fa. Noi ne abbiamo due. Pronti, via: riporto alcuje considerazioni che sento profondamente come mie, titoli di romanzi importanti che sono stati citati.

Si parte dall’elogio della lettura e di ciò che può indurre il lettore a fare, con il racconto del cortometraggio “I fantastici libri volanti di Mr Morris Lessmore” (e chi non ha pianto almento una volta durante la visione, non ha sentimenti umani, il testo purtroppo non rende allo stesso modo). A questo amore si fa seguire l’odio: l’odio per la lettrua a scuola, poichè la lettura è una materia scolastica (che invece dovrebbe ssere la lettratura): “Lettori si cresce” di Giusi Marchetta. Ne “Il lettore infinto”, Aidan Chambers rende chiaro che la letteratura non è la comunicazione di un fatto, ma la narrazione di una storia o la trasmissione di un piacere derivante dall’uso delle parole. Le antologie scolastiche parcellizzano il sapere, uccidono il piacere de romanzo se al lettore non è stata instillata la curiosità di andare a cercare il romanzo integrale.

L’educazione alla lettura non concede scorciatorie. Perchè la lettura autonoma è un processo faticoso di apprendimento. Il bambino comincia ad apprezzare le storie che ascolta e che vengono lette per lui. Poi deve cavarsela (gradualmente) da solo. La riuscita di questo ultimo obiettivo passa per alcuni punti: offrirgli tempo per leggere, offrirgli dei buoni libri, presentargli dei buoni maestri della lettura. Ne “Il mio mondo a testa in giù” di Bernard Friot, viene presentata la Favolatelegramma. Non  è letteratura: è uno schema, il racconto di un fatto che ad una seconda lettura non apòporta niente di più alla nostra lettura. Nell’albo “Fortunatamente” di Remy Charlip, dopo le prime pagine il lettore è fortemente coinvolto. C’è una formula che richiama il coinvolgimento : Fortunatamente… Sfortunatamente. Questa è la lettura che ci turba, ci fa riflettere, dimostra e testimonia l’espereinza della vita degli uomini e ci porta vicino agli altri. In “Per una letteratura senza aggettivi” di Maria teresa Andruetto, la lettura è scoprta, speranza ed ascolto dell’altro. In “Urlo di mamma” di Jutta Bauer, la parola spezza e ricuce. Cura. In “Una parola dopo l’altra” di Patricia Mc Lachlan,l la parola scritta avvicina agli altri e a sè stessi e permette di affrontare il dolore.

E da sempre le storie aiutano a conoscerci e a riconoscerci.

In un progetto di lettura è più importante il libro o il lettore? Dipende dal progetto. Bisogna ricordarsi che libro e lettore vanno insieme. Bisogna conscere i lettori tipici e sopratutto quelli atipici, che saranno quelli che incontreremo. Bisogna conoscere la letteratura per l’infanzia. Bisogna conoscere i libri, e non va bene che qualcuno ce ne abbia parlato in mode entusiasta, dobbiamo leggerli e devono piacerci per poterli trasmettere. Bisogna saper valutare un libro: i lettori ai quali è indirizzato devono poter affrontare lo stile e il tema.

Il sistema di ricompense supera quello degli ostacoli. La lettura autonoma di bei libri per ragazzi da parte dei ragazzi è possibile.

Dalla carta al web. Andata e ritorno

Recentemente ho potuto dedicarmi alla mia formazione. Ho potuto seguire a breve distanza di tempo, due corsi di aggiornamento organizzati non molto lontano da casa. Il primo era un corso di aggiornamento organizzato dalla Fondazione Pordenonelegge e si intitolava “Dalla carta alla stampa. Andata e ritorno” e nella presentazione che mi era prevenuta, vedeva come interlocutori Beatrice Masini (scrittrice, editor e traduttrice di romanzi per ragazzi. Harry Potter è così perfettamente tradotto perchè lo ha tradotto lei) e Giuseppe Riva docente di Psicologia della Comunicazione all’Università Cattolica del sacro Cuore di Milano.

Ad ascoltare Beatrice Masini non ci si annoierebbe mai, da grande affabulatrice qual è, perfettamente padrona dei contenuti e della situazione. Presentando una prima parte di dati statistici, la relatrice ha sostenuto il fatto che in Italia la letteratura per la fascia 0-6 va piuttosto bene, molto meglio rispetto alle fasce 7-12 o 13-16 per non parlare della 17-19. Gli adulti sembra non leggano, rispetto ai ragazzi. Fascia 0-6 che vede delle case editrici molto serie e preparate che offrono proposte di lettura di alto livello, genitori che si interessano di soddisfare i bisogni dei loro piccolissimi più che dei figli già grandicelli. A questo punto Beatrice Masini cita un evento vissuto in prima persona: era stata invitata ad una fiera del libro nel meridione d’Italia assieme ad altri autori ed illustratori. Nel convivio serale che chiudeva la manifestazione una illustratrice era accompagnata dalla figlia di 18 mesi e dal marito. La Masini si sente in dovere di condividere con noi le sue preplessità in merito al fatto di far partecipare ad una serata una bambina così piccola che invece avrebbe altre necessità, tra le quali essere messa a dormire ad ore consone. Poichè però la mamma della pargola partecipa all discussione, Beatrice ed altri colgono l’occasione per chiederle cosa legge lei alla figlia, che testi sceglie. L’illustratrice risponde che sua figlia sa scegliere prefettamente da sola i suoi testi. Il delicato sorriso ironico che si dipinge allora sulle labbra della Masini ci fa capire che lei avrebbe voluto infierire ulteriormente sulla giovane e forse l’ha fatto, ma ci lascia così, incuriositi, sottolineando il fatto che i bambini e i ragazzi NON sono in grado di scegliere e comprendere consapevolmente un testo fino almeno all fine delle scuole secondarie di primo grado. Le sue considerazioni si spostano quindi ai generi che non tramontano mai, fatta eccezione per i trend del momento che vedono il consumo delle emozioni in prima battuta (After, My dilemma is you per citarne due): i fantasy con piccole e grandi contaminazioni (elven fantasy, steampunk,  distopico, ucronia). In questo momento, con sua somma soddisfazione, il mercato editoriale inizia ad offrire anche dei testi di qualità e cita il premio Andersen 2015 per la miglior divulgazione scintifica: “Mini di Nicola Davies con illustrazioni di Emily Sutton, Editoriale Scienza”. La sua presentazione prosegue tra poche considerazioni nuove alle mie orecchie, ma comunque importanti per chi progetta attività di promozione della lettura : prestare attenzione alla qualità dei testi, lasciarsi  guidare e consigliare da riviste specialistiche, dalle proposte di case editrici piccole che pubblicano poco ma pubblicano scelto, stare attenti ai fenomeni editoriali del momento, che però non implicano la qualità. Ha fornito un ulteriore strumento per la scelta citando “scelte di classe” una pubblicazione che viene edita ogni due anni a seguito di un premio letterario assegnato nell’aera delle biblioteche del Lazio. Beatrice Masini ha inoltre confermato che salvo certe nuove (piccole) case editrici, non ci sono state grandi novità per la fascia 7-12, viviamo ancora di rendita dalle EL, Elle, Einaudi, Mondadori, Battello a Vapore e Salani con i buoni titoli di qundici/venti anni fa. In perfetto orario e senza altro che una domanda di approfondimento di un’animatore che l’ha fatta a suo uso e consumo, slegandosi dalla trattazione della relatrice, godiamo una pausa ad acqua e biscotti (!!!) fornita dall’organizzazione e ci prepariamo all’ascolto di Giuseppe Riva.

Il docente si presenta in poche battute e cattura l’attenzione come oratore, convincendoci con il suo sapere. Ha preparato delle slides che non legge ma commenta, presentando per quasi ognuna di loro esperienze personali o fatti accaduti presi ad esempio. Il salto tra la Masini e Riva è notevole, ciò nonostante non si fatica a seguirlo. Inizia a parlare dell’approccio ai media da parte dei bambini e dei ragazzi, completamente diverso rispetto a quello degli adulti sopra i 40 anni (i Millennials, conosciuti anche come Generazione Y, Millennial Generation, Generation Next o Net Generation, nati tra la fine degli anni ottanta e l’11 settembre) che ormai faticano ad avere un approccio dinamico con cellulari, decoder, televisioni, Internet e tablet e spesso si vedono sorpassare dal dodicenne (nativo digitale, nato dopo il 2000) che ‘smanetta’ con una maggiore precisione. Questo apre a cascata una serie di problemi: non potendo evitare il contatto con la tecnologia, il buon senso dovrebbe spingere ogni genitore a limitare l’uso di Internet, TV e cellulari da parte degli utenti giovanissimi, ma ciò non avviene. Inoltre non c’è un codice etico nè delle linee guida per aiutare alla scelta e sensibilizzare all’uso della tecnologia. L’uso consapevole viene fatto solo da poche persone sensibili che si pongono alcuni problemi: quando e quanto ususfruirne? Con chi? Che genere di prodotto? A quale età cominciare? Dai bambini di 9 mesi che lo usano come gioco a tavola e nelle tavolate importanti come cene e ritrovi tra parenti e matrimoni, a bambini più grandicelli che vengono parcheggiati davanti al tablet o al telefinino per ore “così non disturbano” o nei momenti in cui si potrebbero godere un po’ di relax a guardare il cielo o a godersi il paesaggio mentre ci si sposta in macchina “perchè altrimenti si annoiano”, … la casistica potrebbe essere interminabile. La frase che mi ha colpito è che “tablet e cellulare ci fanno vivere il concetto di spazio e di tempo in una forma nuova”. In effetti, me ne rendo conto quando cammino per strada a getto un occhio agli utenti del bar. Sono presenti fisicamente eppure non sono lì con il pensiero. Sono oltre, attraverso lo schermo proiettano il loro pensiero in luoghi remoti. Il tempo sfugge inclemente al controllo e se il docente fino a questo momento ha presentato la parte “distruttiva” noi vorremoo sapere il seguito… C’è del buono nella nuova tecnologia? Eccome, ecco perchè non vedo l’ora di andare in biblioteca a reperire i testi che ha scritto.

Mi aspetto un confronto tra i due relatori, ma Beatrice Masini si è già ritirata, ha un’altra intervista stasera in una libreria e di tempo non ce n’è davvero più. Abbiamo fatto il viaggio di andata, ma il ritorno?

Mentre rientro, penso ai dettagli di stile che sono mancati. Il poco tempo concesso ai due oratori.  L’uditorio maleducato: è il primo convegno in cui mi capita che il relatore stesso chieda silenzio al microfono. Personalmente mi sono sentita sprofondare dalla vergogna.  La moderatrice che presenta appoggiata al muro e con le spalle rincagnate (segno di disagio) di tre quarti all’uditorio e con due ciocche di capelli a coprirle il viso come se fosse al bar a parlare con gli amici… presenta e sparisce, senza gestire il tempo in modo fruttuoso. E soprattutto, nessun tipo di bibliografia di riferimento da rilasciare agli ascoltatori… questo sì che è stato un smacco.

Mi porto a casa un bagaglio di domande e un po’ di certezze. Oggi mi sono messa all’ascolto di due persone competenti e di valore che hanno rafforzato il mio bagaglio culturale. Grazie!

+ LEGGI + CRESCI 4° giornata regionale di formazione – 14 gennaio 2016

Marie-Aude Murail autografa i libriAmmetto che la quarta giornata regionale di formazione ha leggermente deluso le mie aspettative, o forse ero pronta ad ascoltare chissà quali parole rivoluzionarie… La giornata prevedeva una prima parte in cui l’uditorio poteva scegliere tra quattro seminari, ed una seconda parte che vedeva la lectio magistralis di Marie-Aude Murail dal tema “Plus on lit, plus on grandit” (più leggi, più cresci).

Il seminario con Giovanna Zoboli non è stato illuminante, probabilmente anche grazie alla sua difficoltà a relazionare davanti ad un grande pubblico. Mi aspettavo di ricavarne degli strumenti nuovi di azione durante le animazioni, invece… Dal suo intervento si evinceva la profonda cultura che la porta ad osservare la realtà editoriale, ma la mancanza della condivisione con l’uditorio di un apparato iconografico ha spiazzato… oppure, leggendola in positivo, ha volutamente lasciato dentro di noi la curiosità di andare a ricercare le poche immagini citate, nella speranza di incappare in altri esempi con lo stesso criterio di ricerca. Ciò che resta del suo intervento sono le citazioni dei libri ( Giovanna Zoboli non legge in modo appassionate), e il concetto che per leggere e comprendere un albo illustrato ci vogliono un sacco di competenze: quali esse siano e come si possano acquisire, ci è rimasto sconosciuto.

Il mistero e la grazia di Marie-Aude Murail (e della sua traduttrice), ha riproposto durante la lectio magistralis  delle idee universali (leggere ad alta voce i bambini a casa e ascuola, leggere prima di addormentarsi, leggere di tutto, leggere libri di carta che i bambini possono toccare per stimolare la loro fantasia, il linguaggio, il gusto per la narrazione e il gusto per la bellezza delle immagini) . Chi tra i bibliotecari coinvolti nel progetto ha seguito anche il suo intervento in mattinata, quando l’autrice ha incontrato i ragazzi, ha detto che è stata contenutisticamente molto più interessante. Magari si diverte molto di più ed è più sè stessa in un dialogo aperto con i ragazzi (l’intervento del pomeriggio invece era già stato scritto). La parte migliore è stata la condivisione delle sue esperienze di lettrice, e desidero riportarle qui. “per avere la voglia di leggere, il bambino devev vedere la madre e il padre leggere. se padre e madre non leggono, tocca all’insegnante trasmettere quella passione. Il bambino devev capire che la lettura non è un’occupazione puerile, ma è importante per diventare grandi. La mia passione è cresciuta con due lettori controversi. Mia madre, leggeva tutti i romanzi fino alla fine “Altrimenti come fai a sapere che cosa voleva dire l’autore?”. Mio padre invece aveva libri dappertutto e appena coglieva l’idea di che cosa l’autore voleva trasmetter, e chiudeva il libro“. Marie-Aude racconta di aver salvato tutti i libri del padre dopo la sua morte ed saverli portati in una casa in campagna. ha ritrovato così suo padre ed anche i testi che lui le aveva prestato durante l’adolescenza. “Per me il libro in formato cartaceo è il formato perfetto, per la lettura profonda. ha solo sè stesso da offrire. Da solo non ce la fa ad allontanare la TV o il cellulare, ma permette un rapporto esclusivo tra lui e il lettore. E’ un habitat dove vivono entrambi. Quando il lettore apre un libro, sottoscrive un contratto: il libro ti promette di essere solo con te. Solitudine, immersione, prendere la distanza e riflettere, testa a testa con l’autore. In lettura profonda. Fruscio. Sospiri nel sielnzio. E il ‘grazie’ quando chiudo un libro appena terminato e lo appoggio sul cuore…E così, scelgo di dare l’esempio e di non predere mai la speranza. Perchè solo colui che legge può trasmettere il gusto di leggere”

Speriamo quindi che continui ad avverarsi lo splendodo rapporto tra Marie-Aude e la scrittura, ed anche l’augurio  che Marie-Aude Murail ha invocato per me tramite il suo autorgrafo sulla mia copia di Miss Charity

“A Silvia, che la vita sia sempre all’altezza del tuo entusiasmo”La dedica sulla mia copia di Miss Charity

+ LEGGI + CRESCI 2° giornata regionale di formazione – 20 gennaio 2014

Gli effetti di questo convegno saranno duraturi, soprattutto per quanto riguarda la lectio Magistralis di Aidan Chambers, “Reading is power. Leggere è potere”. Con energia costante (ha 80 anni,quest’anno!), verve narrativa invidiabile e umiltà che solo i veri Grandi possiedono, l’autore si racconta e argomenta: perché leggere ‘letteratura’? Che cos’è e perché è tanto importante la ‘letteratura’, e in cosa si differenzia dalle altre forme di scrittura e di lettura? Come aiutare i giovani a diventare lettori appassionati e consapevoli di letteratura, capaci di apprezzare ciò che leggono? Che cosa ci dicono i neuroscienziati sul processo della lettura?
Aidan Chambers bambino difficile, non-lettore, poi insegnante e pluripremiato autore racconta che cosa ha imparato dalla sua personale storia. Le sue parole continuano a risuonarmi in testa e a lanciare messaggi, evocare domande, far sorgere considerazioni. La lectio ha davvero colpito nel segno…

Dare forma alle emozioni – corso AIB, Aviano, 5 settembre 2013

“che cosa sono io, senza di te?” è stato indubbiamente il momento più intenso della performance narrativa per voce, immagini e musiche di Gek Tessaro, che ci ha mostrato “Il Cuore di Chisciotte” usando la sua inseparabile lavagna luminosa. Un lavoro ad alta densità emotivo-poetica, come lo ha definito Antonio Ferrara. Un inizio intenso, per una giornata di corso che forse ha deluso un po’ le mie aspettative perchè non mi ha offerto nuovi strumenti da riproporre ai bambini e ai ragazzi, ma ha dato degli importanti strumenti di riflessione sull’immagine e la percezione dell’immagine, che vanno a completarelo spendido quadro offerto da Monica Monachesi nel laboratorio di Sarmede dello scorso gennaio.

Gek Tessaro e Antonio Ferrara  “autori completi” sanno fare coppia affiatatissima nel presentare e avvalorare le loro opere reciproche. Magistrale la lettura di piccoli assaggi ironici e divertenti ma anche di cruda e spietata realtà da parte di Antonio Ferrara.

Me ne torno a casa con la mente piena, di emozioni e suggestioni ne sono state evocate parecchie!